MILANO. La sicurezza come possibile punto di incontro tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. È il messaggio emerso dalla presentazione di “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica”, il libro scritto da Franco Gabrielli e Carlo Bonini, ospitata alla Festa dell'Unità di Melzo. Sul palco, insieme a Gabrielli, sono intervenuti l'eurodeputato e capogruppo lombardo del Pd Pierfrancesco Majorino e il neo coordinatore cittadino del Movimento 5 Stelle di Milano (già ex viceministro allo Sviluppo economico nel governo giallo-verde) Stefano Buffagni. Un confronto che ha evidenziato una convergenza politica: il campo progressista deve tornare a parlare di sicurezza senza lasciare il tema alla destra, costruendo una proposta fondata su prevenzione, integrazione e credibilità istituzionale. Gabrielli, già capo della Polizia, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza e commissario straordinario del Governo per la sicurezza della città metropolitana di Milano, ha spiegato che il volume nasce proprio dall'esigenza di riportare il tema della sicurezza nel perimetro culturale e politico del centrosinistra. «Pensiamo che la rappresentanza politica debba riappropriarsi dei temi della sicurezza e affrontarli con serietà», ha detto. Il sottotitolo del libro vuole essere, ha spiegato, «una sorta di sveglia» per quella parte della rappresentanza politica che, «per diffidenza o per un'interpretazione sbagliata della sicurezza intesa solo come esercizio della forza, ha finito per delegare questi temi alla destra». Secondo Gabrielli, il vero problema è la qualità del dibattito pubblico. «Oggi il principale deficit nel dibattito pubblico e politico sulla sicurezza è la mancanza di un linguaggio di verità. Prevale la propaganda: i numeri vengono utilizzati in modo strumentale, a seconda delle convenienze politiche». Da qui anche il richiamo a leggere con maggiore attenzione il fenomeno migratorio: «Gli sbarchi rappresentano solo una parte dell'immigrazione irregolare. Sono la parte più visibile e spettacolare, ma non la più significativa», ha osservato, ricordando che l'andamento degli arrivi dipende soprattutto dalle condizioni in Paesi come Libia e Tunisia più che dalle misure adottate dai governi italiani. Una riflessione raccolta da Pierfrancesco Majorino, che ha riconosciuto gli errori compiuti dal centrosinistra negli ultimi anni. «Abbiamo lasciato troppo spesso il campo, sul tema della sicurezza, alla destra», ha ammesso. «Abbiamo dato l'impressione di non avere ricette alternative o, peggio ancora, di non considerare la sicurezza un tema essenziale. Questo è stato un errore politico clamoroso». Per l'esponente del Pd, però, la risposta non può essere quella di inseguire il lessico della destra. «Abbiamo un enorme bisogno di mettere in campo una proposta sulla sicurezza che sia efficace e credibile, capace di accompagnare e proteggere innanzitutto le persone più fragili. Una proposta che non sia subalterna al linguaggio e alla narrazione della destra, ma che sappia intercettare il bisogno reale di sicurezza che esiste nella società». Sulla necessità di cambiare approccio si è soffermato anche Stefano Buffagni, che ha posto l'accento sul peso della comunicazione politica. «La politica deve fare i conti con un aspetto che spesso sottovalutiamo: la comunicazione. La percezione delle persone, anche quando non coincide con la realtà, finisce per influenzare profondamente le decisioni politiche». Secondo il coordinatore milanese del Movimento 5 Stelle, il centrosinistra ha spesso perso la battaglia del racconto. «La destra ha costruito un messaggio molto semplice: "Non c'è sicurezza perché la sinistra vuole accogliere tutti". Di fronte a questa narrazione, il centrosinistra ha spesso risposto con argomentazioni corrette ma troppo complesse. Nella comunicazione pubblica spesso vince il messaggio più semplice». Per Buffagni, la politica progressista deve essere capace di unire competenza e semplicità. «La politica deve avere una base seria e documentata, ma deve anche imparare a comunicarla con efficacia». E ha indicato nell'integrazione uno dei pilastri di una politica della sicurezza: «Un ragazzo che cresce in Italia, frequenta le nostre scuole e costruisce qui il proprio futuro deve sentirsi parte della comunità nazionale». Pur con alcune differenze di impostazione – Buffagni ha sostenuto, ad esempio, che la comunicazione adottata da Matteo Salvini nel 2019 abbia avuto un effetto deterrente sulle partenze dei migranti, una lettura diversa da quella proposta da Gabrielli – il confronto ha evidenziato un terreno comune tra Pd e M5S. Non solo a livello nazionale, dove i leader del campo largo stanno cercando di fare sintesi tra le varie istanze, ma anche per la città di Milano che andrà al voto il prossimo anno. E la campagna elettorale all'ombra della Madonnina sarà giocata soprattutto sul tema della sicurezza. Un tema che non può più essere considerata un tema "degli altri".