“Il diritto alla sicurezza non è prerogativa della destra securitaria, ma può, anzi deve essere, prerogativa di una cultura democratica”, Carlo Bonini, vicedirettore di Repubblica, da più di trent’anni giornalista investigativo, racchiude in questa frase il senso del libro Contro la paura - Manifesto per una sicurezza democratica (Feltrinelli editore) scritto con Franco Gabrielli. Con il prefetto ed ex capo della Polizia, Bonini analizza in tutti gli aspetti le politiche securitarie del governo Meloni. Ne emerge il ritratto di un esecutivo che ha fatto del law and order il suo cavallo di battaglia, seguendo la logica della ricerca del nemico e della repressione. Una logica che, ci spiega l’autore, non ha portato alcun frutto. Da questa conclusione nasce la spinta a immaginare un’altra idea di sicurezza. Vista non come un’alternativa alla libertà, né come qualcosa imposta dall’alto, ma come un sistema che includa invece di escludere. E che sia costruito, con spirito di collaborazione, da tutti coloro che abitano lo spazio pubblico.
Il libro parte da un momento di cesura: l’11 settembre. Dal giorno dell’attacco alle Torri gemelle nasce lo schema del governo dei fenomeni fondato sulla paura. Qual è il filo conduttore che lega quel momento alle politiche securitarie del governo Meloni?







