Caro direttore, se io dovessi rifondare la sinistra, lo farei cavalcando il tema sentitissimo del rigore. Al posto delle leggi auto-lesive che impediscono di arrestare chi delinque anche se colto in flagranza di reato (se quest'ultimo non prevede almeno 6 anni di pena), istituirei l'arresto immediato di chiunque venga colto a borseggiare, aggredire, danneggiare i beni pubblici, rendersi pericoloso per l'incolumità altrui, con sospensione della circolazione progressivamente più lunga: 3 mesi la prima volta, 6 mesi la seconda volta, 12 mesi la terza e così via. Come ripete Gratteri, non serve a nulla aumentare i massimi delle pene, meglio aumentare i minimi e soprattutto far assaggiare con effetto immediato la privazione della libertà a chi si crede in diritto di compiere prepotenze di ogni tipo. La gente si sta rivolgendo a Vannacci proprio perché esasperata dal fatto che alla certezza della pena si sia andata sempre più sostituendo la certezza dell'impunità. Le destre vanno battute proprio sul tema della sicurezza che, come non finirò mai di ripetere, è un valore eminentemente progressista. Lucio Angelini Venezia
La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, non credo che la sicurezza sia un valore "eminentemente" progressista. Né un'esclusiva dei conservatori. È un diritto di tutti i cittadini. A maggior ragione delle fasce di popolazione più fragili (i più anziani, per esempio), di che abita e vive nelle zone più disagiate delle nostre città o dei ceti meno abbienti che non hanno la possibilità di tutelarsi a proprie spese. Eppure la domanda di sicurezza che proviene da questi mondi e da queste classi, nel passato punto di riferimento sociale delle forze progressiste, ha poca audience oggi a sinistra. C'è una barriera, alimentata da pregiudizi e falsi buonismi, che non riesce ad essere superata. Lo si è visto anche in tempi recenti quando si sono organizzate in alcune città le cosiddette "zone rosse" o si è discusso di maggiori tutele e poteri per le forze di polizia. Da sinistra si è urlato alla "deriva securitaria" e alle immancabili "tentazioni autoritarie". Lo si percepisce ogni volta che si affronta il tema immigrazione dove, in nome di un malinteso senso dell'accoglienza o nel timore di incorrere nell'accusa di razzismo, si finge di ignorare il legame evidente che esiste tra questo fenomeno e la crescente domanda di sicurezza. Che non significa criminalizzare (altra parola cara a certa sinistra) tutti gli stranieri, ma prendere atto dei problemi che i flussi migratori portano con sé, affrontarli e cercare di dare risposte. Anche nell'interesse di tutti i cittadini di origine straniera che si sono integrati nelle nostre comunità. C'è un aspetto lessicale rivelatore dell'atteggiamento della sinistra nei confronti dei temi della sicurezza: quando un amministratore locale progressista dimostra particolare sensibilità verso questi problemi, subito viene etichettato, anche dai suoi compagni, come "sceriffo". Cioè una figura lontana dall'immaginario di sinistra. Non un corpo estraneo, ma poco ci manca. Per questo temo che anche le sue proposte non otterranno un grande consenso "progressista". Ma apprezzo il suo sforzo rifondatore.






