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Aldo Cazzullo, inviato a New York
Tanti i figli di una terra che giocano per l'altra: Francia-Marocco è colonizzatori contro colonizzati, storia e banlieues, integrazione e identità. Chiunque vinca, forse sarà il calcio a tracciare una strada che la politica non trova
DAL NOSTRO INVIATONEW YORK — Colonizzati contro colonizzatori. Era già successo quattro anni fa in Qatar: i marocchini dominarono la semifinale, ma vinsero i francesi. Ora la sorte li mette di fronte nei quarti: la Francia favorita per il Mondiale contro il Marocco ormai potenza del calcio moderno, nonché campione d'Africa (sia pure a tavolino; sul campo aveva vinto il Senegal, punito per avere interrotto la partita in polemica con un rigore inventato).
Stasera a Boston i francesi con il Marocco incontrano la loro storia e il loro futuro, il controverso passato coloniale e la difficile integrazione delle banlieues. Chiunque vinca, a Parigi ci saranno disordini. Eppure si annuncia una partita bellissima. Dura, aspra, tesa, ma leale, a differenza di quella che Mbappé e i suoi hanno vinto con il Paraguay, innanzitutto mantenendo la calma di fronte agli insulti razzisti.













