ANKARA - «Restiamo con voi». We want to remain with you. Al mattino minaccia di invadere la Groenlandia, attacca i "traditori" europei che non lo hanno seguito nell'avventura iraniana, accenna a una smobilitazione delle truppe americane dall'Europa. Al pomeriggio Donald Trump cambia volto e tono. «Restiamo con voi. Vi venderemo le nostre armi. Oggi ho sentito il vostro amore». È lui o non è lui? Se lo sarà chiesto qualcuno dei trentuno leader della Nato seduto al tavolo rettangolare nel Bestepe, il palazzo del presidente Erdogan nella capitale Ankara che ha ospitato per due giorni il summit della Nato. Dove il presidente americano pronuncia parole al miele per i convitati: «Abbiamo ritrovato l'unità».
La svolta L'Alleanza atlantica è scossa dal ciclone Donald ma serra i ranghi come può. Mette ancora una volta nero su bianco l'impegno, chiesto dagli americani, di arrivare al 5 per cento del Pil speso nella difesa entro il 2035. Assicura il sostegno all'Ucraina per difendersi dalla "rivale" Russia, come viene messo a verbale nella dichiarazione finale. È un brusco risveglio ma è pur sempre un risveglio quello dell'Europa riunita a conclave da Erdogan nel cuore dell'Anatolia, al confine con il Medio Oriente in fiamme. Ed è in fondo un battesimo di fuoco della nuova Difesa europea questo vertice dell'Alleanza atlantica all'insegna del "burden shifting", il passaggio di consegne della sicurezza comune dagli Stati Uniti al blocco europeo. Trump come previsto si prende la scena. Scende di buon mattino dalla sua auto blindata e a prova di bombe, "The Beast", parte a cannoneggiare gli alleati a fianco del padrone di casa Erdoan. «La Groenlandia? Per noi è un grande problema, una questione di sicurezza nazionale. Non avremmo mai dovuto ridarla alla Danimarca». Gli alleati europei? «Si sono comportati molto male. L'Italia è stata pessima sulle basi». Ne ha per tutti, zero sconti. Si accanisce con particolare passione contro la Spagna di Pedro Sanchez, rea di aver risposto un doppio "no" al Tycoon: no alle basi militari per la guerra in Iran e no all'aumento vertiginoso della spesa militare. «È un caso senza speranza, è un pessimo alleato» rincara tornando ad evocare, come un anno fa, la fine delle relazioni commerciali. E lui, Sanchez, rimane di pietra, non raccoglie la provocazione: «Le relazioni commerciali si negoziano con la Commissione europea».Questo è l'atto primo del vertice Nato. Perché già a metà mattinata il vento è cambiato. Il Consiglio atlantico, la parte del vertice a porte chiuse, con i leader riuniti intorno a un tavolo per più di due ore, si apre con tutt'altri auspici. Parlano uno ad uno. C'è Emmanuel Macron che la mattina ha svegliato gli abitanti di Ankara con un "bonjour" e una corsetta all'alba, indosso di nuovo gli occhiali da sole alla Top Gun che hanno reso il presidente francese un tormentone sui social. C'è il cancelliere tedesco Friedrich Merz e resta quasi stordito dal discorso del presidente americano. Racconterà ai cronisti a margine: «C'è stata una frase che mi ha personalmente un po' meravigliato, ma che mi ha fatto anche piacere: 'There is a feeling of love in the air'». Trump finirà a chiacchierare di calcio e mondiali con il "nemico" Sanchez. A sorpresa non terremota la riunione dei vertici dell'Alleanza. Anzi, li applaude e promette grandi affari, «venderemo i nostri missili e i nostri droni, sono i migliori». Alla fine grazia anche l'Italia: «La Spagna è stata cattiva, l'Italia ha avuto un brutto momento ma è buona». Messi da parte gli insulti, messa solo per ora da parte la grande paura di un imminente disimpegno militare americano dall'Europa, we want to remain with you, resta la doccia fredda di Ankara. Che costringe i leader europei ad accelerare sulla Difesa comune. Sì al 5 per cento del Pil nelle spese militari ma «a modo nostro» dicono in coro i leader al Tycoon. Facendo capire che quei fondi non potranno solo ingrassare l'industria americana, dovranno avere precedenza i programmi europei (e italiani, spiegherà a margine Meloni).I Patriot a Kiev Non tutti sono entusiasti della virata. Lo stesso Erdogan al tavolo Nato mette in guardia gli alleati dell'Ue: «Solo evitando inutili duplicazioni con la Nato e l'esclusione degli alleati che non sono membri dell'Ue sarà possibile trarre il massimo beneficio dagli sforzi dell'Ue nel campo della sicurezza». Il summit si chiude e con esso il vertice delle grandi aziende della Difesa del blocco atlantico, sullo sfondo, a cui partecipa fra gli altri l'Ad di Leonardo Lorenzo Mariani. Trump ha un faccia a faccia con Zelensky, il feeling c'è, assicura che la guerra si può risolvere e propone all'ucraino di fare visita a Mosca. «Vorrei ma ho paura per la mia sicurezza, ci sono troppi droni ucraini lì» replica con un ghigno lui. L'americano annuncia una svolta epocale per Kiev: Washington darà agli ucraini le licenze per fabbricare da soli i missili Patriot. «Vi mostreremo come si fanno, così non potrete lamentarvi» dice Trump. E Volodymyr raggiante: «È un grande passo per la pace». Alle sei il presidente americano riparte. Cambio aereo: torna il vecchio Air Force One, quello nuovo, un regalo dal Qatar, resta parcheggiato in Europa. Così ha deciso la Cia, in allarme per possibili attentati degli iraniani.











