di Rosetta Doronzio
Gli algoritmi sono diventati i registi invisibili delle nostre scelte e, di conseguenza, orientano le nostre vite. Con l’arrivo dell’estate, basta un tentativo di ricerca per superare la sempre temuta “prova costume”, affinché il feed si trasformi in una sequenza infinita di consigli, diete e promesse di risultati rapidi. L’attenzione, spesso eccessiva, verso la forma fisica, non è certamente un’invenzione dei social. Ad essere cambiato è il modo in cui se ne parla e, soprattutto, chi detta le regole. I social network e, più in generale, il web non garantiscono un filtro sulla qualità dei contenuti e questo favorisce la diffusione di messaggi fuorvianti. In assenza di controlli e regole, il successo di un prodotto molto spesso non dipende dalla sua correttezza scientifica ma dalla capacità di catturare l’attenzione.
In questa sorta di “zona franca”, è facile trovare spazio per figure prive di competenze specifiche, che ricorrono a promesse irrealistiche, semplificazioni estreme e affermazioni eclatanti pur di aumentare visualizzazioni, follower e quindi introiti economici, spesso custoditi nei paradisi fiscali. Il pericolo è che si possano equiparare, se non addirittura sostituire, la meticolosità della competenza, acquisita con anni di studio e gavetta, a modelli di successo rapidi e superficiali.








