PORDENONE - È martedì sera, le 23.30 circa. La strada è buia ma illuminata dai lampioni. Dal terrazzo di un condominio che affaccia su via Santa Caterina, in direzione delle poste centrali, la scena è nitida: un gruppo di sette, otto ragazzi urla, impreca e prende a calci un'auto ferma con il motore acceso e qualcuno a bordo. I toni si alzano, volano parolacce, poi il gruppo insegue la vettura che si allontana. Il video, girato da un residente e diventato in poche ore oggetto di segnalazioni, documenta l'ennesimo episodio di inciviltà e violenza notturne in una delle strade più centrali di Pordenone.

TESTIMONIANZE «Ci sono stati questi scontri stanotte, verso le 23.30 passate», riferisce un residente della zona. Secondo quanto riportato, si sarebbe trattato di una lite tra gruppi di giovani di diverse nazionalità, alcuni dei quali si trovavano a bordo dell'auto presa di mira. Il trambusto avrebbe svegliato l'intero isolato: «A quell'ora regna il silenzio, quindi basta anche una voce un po' più alta del solito perché venga avvertita. Ma quelli, come si può sentire nel video, non erano affatto toni normali, erano urla». Non si tratterebbe di un caso isolato. Due sere prima, sempre in via Santa Caterina, la compagna di un suo amico, che abita nell'edificio noto in città come ecomostro, accanto all'hotel Italia, sarebbe stata aggredita verbalmente da alcuni stranieri appena scesa in strada. «Il compagno me l'ha raccontato ieri sera. Mi ha detto: per fortuna che non c'ero io, altrimenti non so se sarei stato calmo». E qui arriva l'avvertimento che il residente ripete più volte, quasi una previsione: «Prima o poi è ovvio che succede qualcosa, perché la gente ne ha le tasche piene».Episodi che, a suo dire, sono ormai quotidiani: «Ci siamo anche stufati di raccontare quello che succede. Ci sarebbe bisogno di soluzioni». La zona, osserva, dovrebbe essere presidiata. Ma il residente riconosce che un presidio fisso o passaggi delle forze dell'ordine ogni cinque minuti in ogni zona calda sono inimmaginabili, e per questo esclude che la responsabilità ricada sulla polizia: «È una gestione della città che è miope rispetto a questi fenomeni». Nel mirino finisce l'amministrazione comunale, e in particolare chi, pochi giorni fa, dopo l'aggressione subita da un uomo in piazza della Motta, avrebbe rivendicato il pronto intervento degli steward come prova di efficienza. «Non è un motivo di vanto: non dovrebbe accadere. Io non ci dormirei la notte, se fossi l'assessore alla sicurezza. Bisogna pensare a com'è ridotta Pordenone, una città dove la gente ha paura di uscire la sera». IL PUNTO Il residente tiene a precisare che il problema non sono gli stranieri in quanto tali: «Non sono tutti così, e senza di loro le aziende del mobile potrebbero chiudere. Creano valore. Ma come ogni popolazione immigrata hanno bisogno di regole: alcuni le rispettano, altri no, e questi vanno identificati». Il fenomeno, sostiene, attecchisce dove c'è degrado: «In un ambiente pulito e ordinato certi comportamenti tendono a non radicarsi. Ma fuori da corso Vittorio Emanuele e corso Garibaldi la città dà un senso di abbandono, e con i nuovi criteri di raccolta il centro si trasforma un paio di volte alla settimana in una discarica a cielo aperto».Le sue proposte: telecamere diffuse, un deciso miglioramento del decoro urbano, una revisione della raccolta dei rifiuti con isole ecologiche mascherate sul modello spagnolo. Anche in vista del 2027, quando Pordenone sarà capitale italiana della cultura e la città si prepara ad accogliere molti turisti: «Cultura è anche integrazione ed educazione. Ma in questo momento chi ci amministra non ha nessun progetto di città: si fanno fotografie sui social e si dà il contentino. Voglio sapere qual è la loro idea di futuro. Qual è?».