ROMA – Matteo Salvini gioca in difesa sulle Ferrovie: le dimissioni di Stefano Antonio Donnarumma «non dipendono da ritardi o disservizi», ma sono una «decisione assunta dall’ad di intesa con il ministero», ha scandito durante il question time alla Camera. Insomma, i disagi lamentati dai viaggiatori non c’entrano nulla e forse sono anche esagerati. Il leader della Lega chiede «qualche sacrificio agli utenti», in cambio sfoggia le percentuali sulla puntualità dei treni sotto la sua gestione.
Sull’alta velocità si passa dal 68% dei tempi del pentastellato Danilo Toninelli (2018) al 77% di oggi. Poi però mette le mani avanti: «Non dipende dal ministro il tasso di puntualità, non era colpa di Toninelli, non era colpa di Delrio, diciamocelo». E, attenzione, «non è merito di Salvini». Ritardi e disservizi di solito sono dovuti a «cause esterne». E anche quando sono interne – è il caso dei lavori in corso – val la pena di soffrire, visto lo sforzo di ingegneri e ferrovieri che lavorano «con oltre 6mila cantieri messi in campo».
Ma il cantiere più grande è quello per il nuovo ad di Fs. E lì Salvini vuole una soluzione rapida. Ieri il cda della capogruppo si è concluso senza esiti, ma già lunedì potrebbe esserci un’altra seduta. Il piano sarebbe cooptare l’attuale ad di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio, per poi assegnargli le deleghe in modo da avere un capo pienamente operativo alle Fs, dando al Mef più tempo per convocare l’assemblea. Sullo sfondo resta il braccio di ferro tra Lega e FdI per il dopo Strisciuglio in Trenitalia. Francesco Lollobrigida spinge per Sabrina De Filippis, oggi alla guida Fs Logistix e considerata vicina ad Arianna Meloni. Il Carroccio punta invece su una «soluzione interna». Il cantiere resta aperto. Non solo sui binari.











