Se non si può avere il Viminale, allora che sui Trasporti si faccia come dice lui: ieri il vicepremier leghista Matteo Salvini ha propiziato le dimissioni dell’amministratore delegato di Ferrovie dello stato Stefano Antonio Donnarumma. I due si sono incontrati ieri mattina, mentre alla Camera interveniva Sergio Mattarella. Prima nella sede di Ferrovie, per discutere dei ritardi sulle linee degli ultimi giorni, poi un passaggio alla sala operativa della stazione Termini poco distante, per dare un’occhiata al piano industriale. E lì è diventato definitivo l’«avvicendamento concordato» di Donnarumma, che dopo aver completato il passaggio di consegne con il successore dovrebbe essere sostituito dalla prossima assemblea degli azionisti.
LE DIMISSIONI di Donnarumma sono state comunicate dallo stesso Salvini, che le ha affidate a una nota del ministero. Il leghista lo ha «ringraziato per il lavoro svolto», ma «entrambi concordano sulla conclusione del mandato in anticipo rispetto ai tempi previsti per far partire la fase due dell’azienda, chiusi positivamente gli obiettivi Pnrr, con a capo una figura scelta dall’interno». Donnarumma era stato nominato dal governo due anni fa, con l’obiettivo di mettere a terra i fondi del Pnrr e ammodernare il sistema ferroviario. E per questo ieri Salvini, nel dimetterlo, ha espresso la propria «soddisfazione e evidenziato l’importanza del volume degli investimenti negli ultimi due anni e il ritorno all’utile per 30 milioni di euro nell’ultimo bilancio dell’azienda».










