Blitz lampo per portare alla luce gli arsenali che tengono sotto scacco la città. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lancia il “Modello Napoli”. Quella che ne viene fuori, al termine di un serratissimo comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza durato oltre due ore, è un’agenda che non contempla tentennamenti. La caccia alle armi nella disponibilità della criminalità, più o meno organizzata, da qui alle prossime settimane non passerà più solo attraverso l’ordinario pattugliamento del territorio e le operazioni “a strascico”, bensì da un’intensa attività di intelligence. Servizi ad alto impatto e, soprattutto, perquisizioni mirate per mettere sotto assedio le zone calde. Chiara la strategia che il Viminale, in tandem con la Procura, compresa quella minorile, si appresta a mettere in campo: controlli a tappeto, con intere strade e rioni presidiati a oltranza da polizia, carabinieri, guardia di finanza e municipale. Una task force che potrebbe avere come primo epicentro l’area dei Quartieri Spagnoli e Montesanto.

Il sindaco La strategia intavolata dal titolare del Viminale incassa subito il plauso del sindaco Gaetano Manfredi, che non fa mistero della propria soddisfazione dopo che, nei giorni scorsi, aveva tirato l’Esecutivo per la giacchetta invocando maggiore incisività nel contrasto all’ultima ondata di violenza: «C’è stata una convergenza sulla necessità di azioni specifiche per contrastare questi fenomeni». Era stato infatti proprio il numero uno di Palazzo San Giacomo a chiedere più risorse dopo la guerriglia di Montesanto, quando, al culmine di una rissa furibonda tra oltre dieci persone, un uomo vestito di nero aveva fatto capolino al centro della piazza imbracciando un kalashnikov. Attimi interminabili di puro terrore che «rappresentano un danno per l’immagine della città e per la percezione di sicurezza dei cittadini», ragiona il sindaco, precisando però che «abbiamo investigatori e forze dell’ordine di prim’ordine. Bisogna andare alla sorgente del problema per dare risposte concrete, ma siamo fiduciosi che arriveranno a breve i risultati che i cittadini si aspettano». L’obiettivo diventa ora quello di innalzare al massimo i livelli di sicurezza in una Napoli sempre più invasa dai turisti e in procinto di diventare la vetrina di una delle manifestazioni sportive più importanti al mondo, l’America’s Cup. La strategia La traduzione pratica della nuova linea strategica si consumerà dunque lontano dai riflettori, attraverso quelli che gli addetti ai lavori definiscono “interventi chirurgici”. La caccia ai depositi di armi non aspetterà i tempi della burocrazia giudiziaria. Le forze dell’ordine e di polizia scenderanno in strada sfruttando al massimo le perquisizioni d’iniziativa ex articolo 41 del Tulps. È l’asso nella manica del Viminale per scavalcare l'obbligo del mandato preventivo del giudice quando c’è il fondato sospetto che in un perimetro blindato si nascondano pistole, munizioni o esplosivi. Un’arma giuridica letale per sfruttare al millimetro il fattore sorpresa. Non si tratterà pertanto di semplici pattugliamenti e posti di controllo a favore di telecamera, ma di una vera e propria attività di pressione sulle organizzazioni criminali, a partire da quelle attive tra i vicoli del centro storico. Intere strade potrebbero essere nei prossimi giorni cinturate all’improvviso, all’alba o nel cuore della notte, bloccando le vie di fuga per perquisire palazzine, garage e circoli ricreativi legati alla geografia dei clan e delle nuove paranze di giovanissimi con aspirazioni da ras. Un setaccio sistematico guidato dalle informative degli investigatori e dai tracciamenti dei trojan. L’obiettivo è duplice: privare la criminalità giovanile della disponibilità immediata del piombo e dare un segnale di occupazione fisica del territorio da parte dello Stato. Proprio laddove le gang pensavano di aver imposto la propria legge.