Fino al 15 settembre 2026, nei giorni con livello di rischio da calore “alto”, è vietato in Emilia-Romagna lavorare in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle ore 12,30 alle 16. Questo vale, in particolare, nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili e nei piazzali della logistica. Il divieto interessa anche il lavoro nelle cave e quello dei rider impegnati nella consegna delle merci, anche se usano mezzi a pedalata anche assistita. Sono misure di adattamento che la Regione adotta di fronte alle ondate di calore, senz’altro uno dei simboli più evidenti degli impatti del cambiamento climatico nel nostro Paese, che impone interventi urgenti a tutela della salute. Si tratta, allo stesso tempo, di misure facilmente comunicabili al pubblico, come quelle relative ai rifugi climatici, luoghi pubblici ad accesso libero e gratuito che offrono ristoro dalle temperature estreme nel periodo estivo, oltre a mantenere le loro regolari funzioni.

Sul sito del Comune di Bologna c’è un elenco dei rifugi a disposizione, 24 in tutto. Sono in molti quartieri della città, in centro e in periferia. Uno è alla Velostazione ExDynamo, gestita dall’associazione Ozono e dalla cooperativa di comunità Resistente: «È uno spazio aperto e libero dal consumo, per chiunque abbia patito e patisca il caldo di questi giorni. Questo è parte del progetto di presidio culturale che mettiamo in atto» racconta Angelo Cagnazzi. Lo spazio è quello sotto la Montagnola, con una temperatura naturale intorno ai 16-18°. I rifugi -specifica il Comune- non offrono assistenza medica, ma aria condizionata, possibilità di sedersi gratuitamente, servizi igienici e accesso all’acqua potabile, accesso ai disabili.