Ha ancora un senso rincorrere ogni giorno/ora/minuto la girandola di esternazioni di Donald Trump? A parte gli interrogativi clinici, che è meglio lasciare agli psichiatri, gli si deve riconoscere una capacità diabolica: si sveglia al mattino presto, insulta offende minaccia qualcuno, e quel giorno non si parla d’altro. Detta lui l’agenda dei media, decide di cosa dobbiamo occuparci. Per negargli questo privilegio, conviene distogliere lo sguardo dal suo Truth Social e guardare i fatti, la nuda realtà.
I fatti dicono che il vertice Nato di Ankara ha segnato anzitutto una clamorosa rivincita dell’Ucraina. Un anno e mezzo fa Zelensky era stato umiliato da Trump e Vance alla Casa Bianca. Il suo invito al summit in Turchia è il coronamento simbolico di una serie di eventi. Il popolo ucraino, le sue forze armate, e la sua creatività tecnologica, hanno cambiato i rapporti di forze in campo; e i rapporti di forze hanno sempre un’influenza determinante su Trump. Il Pentagono per primo ha capito che questa Ucraina è una risorsa, ed è diventato letteralmente un cliente di Kiev per il know-how sui droni. Già da mesi, a prescindere dai sentimenti ondivaghi di Trump verso Putin, l’intelligence Usa ha aiutato l’Ucraina a colpire sempre più in profondità nel territorio russo (cosa che Joe Biden aveva vietato). Ad Ankara Trump si è spinto al punto da ipotizzare la concessione della licenza perché gli ucraini possano fabbricarsi in casa le batterie anti-missilistiche Patriot, cioè uno dei dispositivi più sofisticati dell’arsenale difensivo americano. È un riscatto fenomenale da parte di chi temeva di essere abbandonato alla mercé dell’aggressore russo. Tanti fattori hanno contribuito a questo rovesciamento. Putin appare ormai come un perdente, e Trump disprezza i «loser» (è la stessa ragione per cui Erdogan si è raffreddato verso Mosca ed è tornato su una posizione atlantista più tradizionale, dopo vari ondeggiamenti). Ma al di là delle fluttuazioni umorali del presidente, in America a differenza che in Europa manca una forte lobby filorussa. Il Pentagono, l’intelligence, il segretario di Stato Marco Rubio, la quasi totalità dei repubblicani, hanno sempre remato contro le aperture verso Putin. Il Deep State, l’establishment americano, è giunto a una conclusione osservando l’andamento della guerra: non è l’Ucraina ad aver bisogno della Nato, quanto la Nato ad aver bisogno di un esercito eccezionale come quello di Kiev. L’ingresso ufficiale nell’Alleanza atlantica ha molti ostacoli da superare, ma la realtà dei fatti dice un’altra cosa.







