All'indomani dell'omicidio di Raffaele Stipa, pizzaiolo di Reggio Emilia stimato e benvoluto da tutti, alcuni esponenti di centrodestra sono incappati in un clamoroso abbaglio. Ancor prima di sapere come fossero andate le cose, hanno puntato il dito contro l'immigrazione fuori controllo che aumenta il tasso di criminalità. L'assassino, come si è scoperto poche ore dopo, era invece italianissimo. Il centrosinistra ha reagito tacciando gli avversari di razzismo e riproponendo la teoria della 'falsa percezione' dell'insicurezza nelle città. Ed è partita la solita baraonda.
Cosa ci insegna questa vicenda? Che, da una parte e dall'altra, bisognerebbe liberarsi dalle sovrastrutture ideologiche e rinunciare alla facile propaganda. Alimentare sentimenti xenofobi è indegno, negare i problemi è stupido. Il fatto che l'assassino del povero Stipa fosse italiano smaschera il gioco di chi voleva speculare su questo terribile omicidio, ma non esclude che esista un allarme sicurezza legato all'immigrazione, come testimoniano le statistiche e le cronache. Ignorare il problema porta acqua al mulino di chi, invece, il problema lo cavalca e lo ingigantisce.
E qui veniamo al caso Vannacci. I sondaggi lo danno in grande ascesa, i flussi dicono che drena voti a destra e a sinistra e che i suoi consensi volano tra le fasce povere della popolazione. Soprattutto, più se ne parla male, più Vannacci cresce. Lui lo sa bene, tant'è che esalta le sue truppe definendole orgogliosamente ''feccia''. I suoi avversari no. Anzi, abboccano all'amo, picchiando sul tasto dell'impresentabilità del generale, brutto e cattivo, anziché tentare di dare soluzione ai problemi che spingono gli elettori tra le sue braccia.






