Pedro Sanchez non raccoglie la sfida. Nessuna risposta frontale alle parole del presidente americano, nessuna escalation diplomatica. La linea della Moncloa è quella di assorbire gli attacchi, rivendicare gli impegni assunti nella Nato. Ad Ankara, Madrid è venuta "con i compiti fatti" ed è decisa a spostare il confronto dal piano bilaterale diretto con la Casa Bianca a quello europeo. Una strategia che trova l'assist nella Commissione europea, per evitare una rottura frontale con Washington, per il 'no' ribadito all'impegno del 5% del Pil in difesa entro il 2035 e per il mancato sostegno alla guerra degli Stati Uniti contro Iran, quest'ultimo per Trump il 'peccato originale' degli ex soci europei.
Quando si tratta di tirare in ballo Madrid, Trump personalizza lo scontro: "La Spagna non ci ha aiutato. In realtà non ne abbiamo bisogno. Non mi sono piaciute le dichiarazioni: dice che ci vuole aiutare, ma solo a guerra terminata. Questo non è lo spirito di Churchill", ha affermato il tycoon nella conferenza stampa alla chiusura del vertice. Parole pesanti, come quelle pronunciate in mattinata, davanti al segretario generale Nato, Mark Rutte: "Madrid è un pessimo alleato" e "un caso senza speranza", ha detto, evocando - come già un anno fa - la fine delle relazioni commerciali bilaterali. La risposta di Pedro Sanchez è stata misurata, volta a smorzare i toni e riaffermare un messaggio politico chiaro: "Le relazioni commerciali si negoziano con la Commissione europea", insistendo sul fatto che Madrid fa parte del blocco Ue, per evitare l'invito al conflitto diretto. "Ho scambiato due parole con Trump. E' stata una conversazione informale e senza tensioni. Abbiamo parlato dei Mondiali di calcio in totale cordialità", ha assicurato il leader socialista. Assicurando che le relazioni tra i due paesi "sono molto, molto positive", sia dal punto di vista sociale, culturale, che economico e Madrid è decisa a che "questo non cambi". Come già avevano ribadito fonti della Moncloa, Sanchez ha ricordato che i rapporti economici "sono costruiti dalle imprese, non dai governi". E che gli Stati Uniti registrano un surplus commerciale con la Spagna. E a chi gli ricordava la durezza delle dichiarazioni di Trump, ha replicato di accoglierle "con calma, con pazienza e anche con una certa normalità". Il premier è arrivato ad Ankara "con i compiti fatti" e una sfilza di cifre per dimostrare che Madrid ha centrato "abbondantemente" l'obiettivo del 2% del Pil delle capacità richieste dalla Nato nel 2026, come ha certificato la stessa Alleanza, e "come ha indicato anche il presidente turco Erdogan". E ha annunciato che le truppe spagnole parteciperanno alla difesa dell'Artico, unendosi alla missione delle forze terrestri Nato in Finlandia. Un messaggio che il segretario generale Mark Rutte ha raccolto immediatamente, cercando di stemperare la polemica con Trump. "Anche la Spagna ora è al 2%, è una tua grande vittoria", aveva detto al tycoon prima del vertice, nel tentativo di placarlo. Ma lo scudo politico a Madrid è venuto soprattutto da Bruxelles: la Commissione ha ricordato al presidente statunitense che "le economie di Ue e Usa sono fortemente integrate" e che si aspetta "che gli Stati Uniti mantengano gli impegni" assunti con l'Unione. Forse per la prima volta in maniera unanime "impegnata nella protezione dei propri interessi e di quelli degli Stati membri" davanti agli eccessi dell'alleato transatlantico. Che la Ue sia compatta è stato dimostrato anche la 'buona parola' spesa dal cancelliere tedesco Friedrich Merz - per emendare passati errori - che, a margine del summit di Ankara, ha ratificato i "grandi sforzi" che "sta intraprendendo" sul fronte della difesa la Spagna, riuscita a riscuotere "un forte consenso anche da parte di Trump".













