«Il sistema può gestire al massimo tra il 30% e il 50% dei flussi di passeggeri nelle fasi di controllo alle frontiere. Nelle condizioni attuali non è possibile sostenere i carichi di lavoro richiesti». È la valutazione di Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, il Sindacato autonomo di polizia, mentre gli operatori sono impegnati nella gestione del nuovo sistema europeo di ingresso/uscita (Entry/Exit System, EES).

Il sistema, introdotto gradualmente dal 12 ottobre 2025 nei 29 Paesi aderenti e pienamente operativo dal 10 aprile 2026, ha sostituito il tradizionale timbro sul passaporto con una registrazione digitale che comprende, per i cittadini provenienti da Paesi extra Schengen, anche la raccolta dei dati biometrici. Una procedura che, secondo gli operatori, sta rallentando i controlli nei principali punti di ingresso europei e che potrebbe mettere ulteriormente sotto pressione gli scali durante i picchi di traffico estivi.

La Commissione europea continua a sostenere che la riorganizzazione dei controlli consentirà, una volta completata la fase di assestamento, di ridurre sensibilmente i tempi dell’intero processo di ingresso. A regime, stima Bruxelles, la procedura automatizzata richiederà in media tra i 10 e i 15 minuti.