A sei mesi da quello che appariva un tragico incidente domestico, l’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella sembra vicina a una svolta significativa. La morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia, Sara Di Vita, 15, inizialmente attribuita a una grave tossinfezione alimentare consumata durante le festività di Natale 2025, si è rivelata uno dei casi più inquietanti e intricati della cronaca recente.

Il 31 marzo 2026, l’individuazione di tracce di ricina — una potentissima tossina biologica — nel sangue delle due vittime ha completamente cambiato scenario, aprendo un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti, ora seguito dalla Procura di Larino. Secondo fonti qualificate, si registrano “significativi passi avanti”.

L’attività procede su un doppio binario: quello scientifico e quello investigativo.

Sul versante tecnico, la chiave del caso si trova a Berlino, al Robert Koch Institute, centro federale d’eccellenza nello studio dei veleni e delle minacce biologiche. Dal 7 luglio 2026, un’équipe guidata dal direttore Christian Herzog e dalla dottoressa Sylvia Worbs sta esaminando i campioni biologici prelevati durante le autopsie, i prelievi dei sopravvissuti — il marito, Gianni, e la figlia Alice — nonché gli alimenti sequestrati nell’abitazione.