| 8 Luglio 2026 15:03 |
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(Adnkronos) – Le Nature-Based Solutions (Nbs) non sono più una semplice sperimentazione ambientale. In molti contesti sono già tecnicamente mature, efficaci e, se valutate lungo l’intero ciclo di vita, anche competitive rispetto alle infrastrutture tradizionali. Il punto, oggi, non è più chiedersi se funzionino, ma come renderle parte ordinaria della pianificazione urbana, ambientale e idrica. È questa la principale evidenza che emerge dal nuovo paper di Shift dedicato alle Nature-Based Solutions e ai sistemi di drenaggio sostenibile per la gestione delle acque.
Lo studio, sviluppato all’interno della piattaforma multi-stakeholder promossa da Gruppo Cap, analizza alcune delle esperienze più avanzate realizzate in Italia e in Europa, mettendo in luce benefici, condizioni di successo e ostacoli ancora da superare.
Perché queste soluzioni escano dalla dimensione della buona pratica isolata e diventino la norma, la sfida principale è superare l’approccio episodico e i finanziamenti una tantum. Secondo l’analisi, trattandosi di infrastrutture ‘vive’, la cui performance biologica e idraulica dipende dalla continuità della cura, i modelli di finanziamento non possono limitarsi a coprire l’investimento iniziale, ma devono garantire adeguati flussi di cassa per le spese operative (Opex) nel lungo periodo. Diventa quindi indispensabile strutturare meccanismi stabili e programmabili, come il riconoscimento dei costi in tariffa nel servizio idrico integrato, schemi di pagamento per i servizi ambientali (Pes) o tributi vincolati commisurati al grado di impermeabilizzazione delle superfici.








