La Commissione europea ha varato la nuova strategia per il settore zootecnico, concepita come una tabella di marcia a lungo termine per rafforzare la resilienza, la competitività e la sostenibilità di un comparto cruciale. Questo piano si sviluppa attorno a cinque priorità fondamentali, che mirano a preparare gli allevatori alle crisi di mercato, stimolare l'innovazione, ridurre l'impronta ambientale complessiva, valorizzare le diversità locali e promuovere l'eccellenza delle produzioni europee nel mercato mondiale.
Insieme a questo provvedimento, l'Unione europea ha introdotto un piano d'azione specifico per le proteine vegetali, volto a incrementare le colture interne e ridurre la storica dipendenza dalle importazioni di mangimi ad alto contenuto proteico.
Sebbene questa iniziativa collaterale sia stata accolta in modo molto favorevole dagli ambienti interessati, la strategia zootecnica principale ha sollevato forti polemiche e accese critiche da parte delle principali organizzazioni ambientaliste, secondo le quali il piano complessivo non affronta i nodi strutturali.
L'European environmental bureau (Eeb) ha espresso un giudizio severo, definendo la strategia messa in campo dai vertici comunitari un'occasione persa e un tentativo di difendere lo status quo distruttivo. Secondo la rete di associazioni ambientaliste europee, il documento diffuso da Bruxelles si limita a proporre formule ambigue che assecondano gli interessi delle grandi multinazionali dell'agroalimentare. Questo approccio, sottolinea l’Eeb, finirebbe per penalizzare le piccole aziende agricole a conduzione familiare e le comunità rurali locali, esposte continuamente all'inquinamento derivante dagli allevamenti intensivi.













