LIMENA - «Mi ha toccato nelle parti intime, mi sono arrabbiato e l'ho spinto». Sarebbe racchiuso in questa confessione dell'imputato Alessio Battaglia, il movente del delitto dell'ottantenne Franco Bergamin assassinato nella sua abitazione di via Papa Giovanni XXIII la sera del 22 febbraio dell'anno scorso.

L'imputato, camicia azzurra fuori dai pantaloni, tatuaggio di una "M" in stile gotico sul collo e capelli rasati ai lati e lunghi davanti, ieri in aula ha fornito ai giudici della Corte d'Assise, presieduta da Elena Lazzarin, la sua versione dei fatti. L'IMPUTATO «Tra me e Franco c'era un rapporto di amicizia - ha raccontato - e in quel periodo avevo bisogno di soldi. Così lui mi ha offerto di aiutarlo nei lavori di casa e di giardinaggio. In cambio mi dava un po' di denaro. Poi sono andato anche a convivere». Battaglia, 43 anni originario di Trieste, nella vita ha già visto il carcere. Si manteneva da vivere con lavori saltuari come il falegname, il pizzaiolo e il venditore ambulante nei mercati di paese. Franco gli era stato presentato dalla vicina di casa del pensionato e sapeva della sua omosessualità. «Prima di andare nella sua abitazione - ha proseguito in aula - abbiamo fatto un accordo, mi ha promesso che non mi avrebbe mai fatto delle avance ma non era vero». Davanti alla giuria popolare, Battaglia ha ricordato come un giorno Bergamin gli si sia seduto sulle ginocchia. «In quel momento mi sono arrabbiato e gli ho tirato due schiaffi in faccia». Ma queste attenzione dell'80enne sull'imputato, non sarebbero finite qui. «Era sempre più geloso, soprattutto quando c'era una donna in casa. Voleva che cacciassi dall'abitazione la mia ex compagna Isabella. E poi mi guardava mentre facevo la doccia. Ma soprattutto in paese raccontava che ero il suo fidanzato, chiamandomi "piccolo" o "amore mio"».Tutto questo fino alla sera del 22 febbraio del 2025, quando la situazione è degenerata. «Stavo cucinando alcuni bastoncini di pesce - ha ripreso Battaglia - ed era in atto una discussione tra me e Franco. Lui era molto nervoso per la presenza di Isabella, poi per farla ingelosire mi si è avvicinato e mi ha toccato nelle parti intime. Mi sono arrabbiato e lui mi ha morso un dito della mano». Secondo il racconto di Battaglia, i due si sono spostati nel salotto. «A questo punto - ha proseguito l'imputato - gli ho sferrato un pugno sul pettorale sinistro. Lui è caduto sul divano, poi si è rialzato ed è ricaduto sul fianco sinistro. Quando ho visto che respirava molto velocemente, sembrava un trattore, sono andato nel panico. Ho preso un cuscino per appoggiarglielo sotto la testa e l'ho coperto con un piumino. Ho detto a Isabella di chiamare l'ambulanza, ma non l'ha fatto. Franco è morto alle 18 del giorno dopo, mentre spirava gli ho tenuto la mano. Ha perso anche del liquido nero dal naso e dalla bocca». Il pensionato, come stabilito dall'autopsia, è deceduto a causa di una doppia lesione della spina dorsale all'altezza del collo. E su questo punto Battaglia si è più volte difeso: «Non ho mai toccato il collo di Franco. Forse se lo è spezzato cadendo, o forse mentre trasportavo il suo cadavere verso l'armadio per nasconderlo».L'imputato ha infatti tentato di fare sparire le tracce dell'omicidio: ha infilato il corpo del pensionato in due sacchi neri per l'immondizia per poi occultarlo all'interno di un armadio dell'abitazione. Non solo, perchè per nascondere l'odore della decomposizione ha sparso per la stanza numerosi profumatori. Sicuro di averla fatta franca, si è messo in viaggio con la carta di credito dell'anziano. Il cadavere di Bergamin è stato scoperto solo il 5 marzo del 2025, quando parenti e vicini preoccupati di non vederlo più da giorni hanno lanciato l'allarme. A trovare il corpo all'interno dell'armadio sono stati i vigili del fuoco. L'ACCUSA Il pubblico ministero Marco Brusegan ieri ha chiamato a testimoniare il medico legale Antonello Cirnelli e il radiologo Roberto Dal Borgo, periti per la pubblica accusa. I due camici bianchi hanno di fatto smontato la ricostruzione del delitto fornita in aula dall'imputato. Motivo, la caduta di Bergamin non può essere stata talmente importante da procurargli una doppia frattura del collo. Non solo, dalla parte sinistra del corpo non presentava lesioni compatibile con un tonfo sul pavimento. «Sono lesioni compatibile con un movimento imposto al collo» ha sottolineato il pm Brusegan. Inoltre il medico legale ha dichiarato come «È impossibile che possa essere sopravvissuto per quasi venti ore. Inoltre il liquido può uscire dalla bocca per un blocco polmonare, ma non è di colore nero». Prossima udienza l'8 di luglio.