di
Davide Soattin
Si è aggravata la pena richiesta dalla Corte di Catanzaro per Isabella Internò, imputata come istigatrice e partecipe nell'omicidio di Donato «Denis» Bergamini, calciatore ferrarese del Cosenza Calcio morto il 18 novembre 1989. «Lui non si suicidò»
Un aggravamento della pena dai 16 anni - inflitti inizialmente dalla Corte d'Assise di Cosenza - a 23 anni, gli stessi chiesti dall'accusa in primo grado. È la richiesta di condanna che, martedì (26 maggio) mattina, davanti alla Corte d'Assise di Appello di Catanzaro, al termine di una requisitoria di oltre due ore, il pm Luca Primicerio della Procura di Castrovillari, applicato come sostituto procuratore generale, ha avanzato per Isabella Internò, imputata come istigatrice e partecipe nell'omicidio di Donato «Denis» Bergamini, calciatore ferrarese del Cosenza Calcio morto il 18 novembre 1989 lungo la SS106 Jonica a Roseto Capo Spulico.
Il movente passionaleLa donna, che all'epoca dei fatti era l'ex fidanzata di Bergamini, era stata condannata a 16 anni dalla Corte d'Assise di Cosenza a ottobre 2024 per omicidio volontario in concorso con ignoti. Secondo l'accusa, infatti, esiste un solo movente che ha determinato l'omicidio del calciatore originario di Argenta, in provincia di Ferrara, quello passionale: il matrimonio mancato dopo l'aborto della donna, assente in aula. Presente invece Donata Bergamini, sorella di Denis, insieme a Gigi Simoni e Alberto Urban, ex calciatori del Cosenza Calcio. «Non ci sono altri moventi se non quello passionale» ha detto Primicerio, affiancato da Alessandro D'Alessio, procuratore capo di Castrovillari e Salvatore Di Maio, sostituto procuratore generale della Corte d'Appello di Catanzaro. Il pm ha chiesto quindi una rideterminazione della pena, chiedendo il riconoscimento della premeditazione e delle circostanze aggravanti prevalenti sulle attenuanti generiche.







