“Mi servirà tempo per capire davvero tutto quello che è successo. Quando sarà il momento giusto, riuscirò a parlare con maggiore lucidità”. Per un paio di giorni Folarin Balogun è stato l’attaccante più famoso del mondo. Più di Messi, più di Haaland, più di Kane. E non per il suo ottimo Mondiale (3 gol), ma per una decisione assurda della Fifa e di Infantino, su invito di Trump, di revocargli la squalifica e renderlo disponibile contro il Belgio dopo l’espulsione contro la Bosnia–Erzegovina. Una situazione gigante, diventata inevitabilmente anche politica, che ha travolto l’attaccante, tra i peggiori in campo nel match poi perso 1-4 dagli Usa.

“Per me è stato semplice: ho accettato la decisione quando mi è stato mostrato il cartellino rosso e ho accettato anche la decisione di sospendere la mia squalifica e farmi giocare”, ha dichiarato Balogun a La Gazzetta dello Sport, rompendo il silenzio dopo un momento difficilissimo. “Tutto alla stessa maniera. Poi c’è stato il campo e il Belgio è stato semplicemente più forte di noi”.

A chi gli chiede se tutta la situazione abbia potuto influire sulla sua prestazione negativa, Balogun risponde così: “È difficile dire cosa sia accaduto, ma di certo non abbiamo giocato bene. Non so come si possa non avere energia nell’ottavo di un Mondiale, ma è stato così. Nelle altre partite avevamo grande intensità e prendevamo forza dal pubblico, ora dobbiamo aspettare altri quattro anni per ritrovarci in una situazione simile: questo è davvero doloroso“.