C’è un piano giudiziario: spetterà ai magistrati stabilire se le controverse operazioni fra Napoli e Bari di padre e figlio De Laurentiis costituiscono davvero un reato. E poi c’è un piano sportivo, che non riguarda solo le sanzioni nei confronti di club e dirigenti: al netto di eventuali fascicoli e procedimenti che potranno essere aperti in ambito federale, l’inchiesta della Procura di Bari è la morte della multiproprietà. Dovrà esserlo per forza.
Non può sfuggire il valore “politico” di questa indagine, in un momento molto particolare per il calcio barese, in cui la città intera (dai tifosi alla politica) ha rigettato i De Laurentiis. E per il calcio italiano in generale, visto che – come rivelato dal Fatto – negli ultimi mesi si è tornato attivamente a discutere di multiproprietà, con la richiesta di allinearsi alle norme Uefa, che potrebbe trovare terreno fertile con l’elezione in Figc di Giovanni Malagò (di qui anche la mossa di Lotito di comprarsi la Reggina). L’apertura di un fascicolo da parte di una Procura della Repubblica sembra un avviso ai naviganti: una batosta per chi sognava di far cadere il divieto (ricordiamo che attualmente la scadenza è posta al 2028, stagione entro la quale i De Laurentiis dovranno cedere Napoli o Bari, ponendo fine all’ultima multiproprietà rimasta). Anche perché c’è un dettaglio in particolare su cui si concentrano i pm.











