Un altro tipico paradosso trumpiano. Oggi, mercoledì 8 luglio, il presidente americano ha movimentato il vertice Nato di Ankara, sferzando gli alleati, Italia compresa, per non averlo aiutato nella guerra contro l'Iran. Nello stesso tempo, ha ordinato ai bombardieri Usa di colpire 80 obiettivi nel Paese degli ayatollah.
Ancora una volta, Trump non ha sentito il bisogno di avvisare, e tantomeno consultare, i leader con cui ha cenato ieri sera. Non il presidente francese Emmanuel Macron, non il britannico Keir Starmer, non il cancelliere tedesco Friedrich Merz, non Giorgia Meloni.
Forse, ma non è certo, il leader americano ne avrebbe parlato con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, nel corso del bilaterale di martedì 7 luglio. In ogni caso, la ripresa delle ostilità ha riattivato l'allarme in Europa e tra i partner arabi del Golfo. Tra i diplomatici europei, la spiegazione più quotata è che il «Memorandum of Understanding», firmato il 17 giugno scorso da Trump e dal presidente del parlamento iraniano Masoud Pezeshkian, non ha retto alla prova dei fatti su un aspetto cruciale: il controllo dello Stretto di Hormuz.Nei giorni scorsi i Pasdaran hanno attaccato tre petroliere, una delle quali battente bandiera del Qatar, che stavano seguendo una rotta non concordata con l'Iran. È chiaro che pensavano di poter contare sulla copertura americana. Ma, nelle ultime settimane, la diversa interpretazione del Memorandum è diventato un conflitto sempre più intenso nel braccio di mare da cui transita il 20% del greggio consumato nel mondo. Per Washington, la navigazione deve tornare libera, come era prima della guerra. Per Teheran, la situazione è cambiata: chi vuole passare, deve pagare un pedaggio. L'accordo iniziale, dunque, era troppo vago, se non confuso. Ora si prova a guardare in avanti. Fin dove si può spingere Trump? Come reagiranno gli iraniani? Gli europei, ma anche l'Amministrazione Usa e i parlamentari repubblicani, sono preoccupati. La quotazione del petrolio vola sui mercati internazionali: +6% e un'aspettativa diffusa per un ulteriore rialzo. Per noi europei può significare ripiombare in un clima di sfiducia economica. Pesanti anche le prospettive per gli americani, specie per il ceto medio-basso e per le imprese, con il prezzo della benzina che rimane, mediamente, a 4 dollari al gallone (3,7 litri). Se questo è il quadro, come si muoverà Trump? Ancora una volta, si ragione per approssimazione. Il presidente americano, tra un insulto e l'altro alla leadership iraniana, non ha comunque cancellato la trattativa prevista dall'intesa preliminare (60 giorni a partire da metà giugno). Segno che la nuova fase di turbolenza potrebbe essere circoscritta e non sfociare in una guerra totale. Nel frattempo, prendiamo nota dell'ennesimo incidente causato da Mark Rutte. Il Segretario della Nato è stato lesto a elogiare i bombardamenti americani. Non si capisce a quale titolo e a nome di chi. Certamente non dei principali governi europei, irritati per lo zelo filo trumpiano di Rutte. Ormai un classico della scena internazionale.













