Alle dieci in punto della mattina del 30 giugno, alcuni dei principali trasformatori italiani di pomodoro sono inchiodati davanti agli schermi dei loro computer. Il momento è decisivo: devono partecipare a una procedura che potrebbe incidere in modo significativo sui loro fatturati. In gioco ci sono 8,5 milioni di confezioni di derivati del pomodoro – passate, pelati, polpe e concentrati – per un totale di circa quindicimila tonnellate di prodotto. Sul monitor scorrono i lotti e, con questi, la possibilità di aggiudicarsi una commessa di grande valore. La regola è semplice: offrire i prodotti al prezzo più basso. O almeno a un prezzo più basso di quello dei concorrenti. È una gara al ribasso che si svolge in pochi clic e che può determinare chi venderà la sua merce e chi resterà escluso.
Dall’altra parte dello schermo, non c’è il responsabile acquisti di una catena di supermercati né un interlocutore con cui negoziare condizioni e margini. C’è la Constellation, una centrale europea d’acquisto che tratta per conto di alcuni tra i più importanti operatori della distribuzione alimentare del continente.
È uno di quegli intermediari invisibili al consumatore finale che, negli ultimi anni, hanno assunto un peso crescente nella definizione del prezzo dei prodotti alimentari. Non coltivano, non trasformano e spesso non vendono direttamente ai consumatori. Comprano. E proprio perché comprano contemporaneamente per più gruppi della distribuzione, hanno un enorme potere contrattuale.






