I dazi Usa, l’incertezza della situazione geopolitica, la concorrenza di Paesi che non garantiscono lo stesso standard di qualità. C’è stato tutto questo nel calo dell’export, per la prima volta dopo 10 anni, delle conserve di pomodoro made in Italy. Ma dall’inizio del nuovo anno le preoccupazioni del settore, profondamente radicato nel Centro-Sud (2,7 milioni le tonnellate prodotte nel 2025 ma in diminuzione sull’anno precedente per via della carenza idrica, soprattutto) sono ancor più aumentate per il temuto effetto dei rincari dei costi energetici provocati dalla guerra nel Medio Oriente.
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E così pur essendosi confermato il nostro Paese al vertice delle esportazioni mondiali delle conserve, il rischio di ulteriori contraccolpi è diventato ormai da settimane l’argomento del giorno anche in questo comparto. Lo si evince da una nota dell’Anicav, l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali nata a Napoli, che associa i tre quarti delle industrie di trasformazione operanti sul territorio nazionale che trasformano circa il 70 per cento di tutto il pomodoro lavorato in Italia e la quasi totalità del pomodoro pelato intero prodotto nel mondo, con un fatturato, nel 2025, di 3,7 miliardi di euro.






