Nei campi italiani sta per cominciare la raccolta del pomodoro da industria, cioè quello destinato a passate, pelati, polpe e concentrati. È un settore industriale rilevante, visto che l’Italia è il secondo paese produttore al mondo di pomodoro e il primo esportatore di conserve (nel 2025 le esportazioni hanno avuto un valore di 2,8 miliardi di euro). Ma non tutte le imprese pagano agli agricoltori lo stesso prezzo: il costo del pomodoro tondo all’origine, infatti, è diverso tra Nord e Sud. Quest’anno coltivatori e imprese hanno concordato che sarà rispettivamente di 137 euro a tonnellata e di 140.
C’è da sempre una differenza tra le due aree, e da sempre al Sud costa di più. Si deve al fatto che il tipo di raccolta (e in parte anche di prodotto) è differente. Nel Centro-Sud per raccogliere i pomodori si usano i bins, contenitori di plastica rigida da circa 3 quintali. È un sistema di raccolta più costoso, usato per evitare che i pomodori vengano schiacciati. Questo perché al Sud si coltiva soprattutto il pomodoro lungo, quello destinato ai pelati, che devono mantenere il frutto integro durante la lavorazione. I pomodori vengono quindi trattati con maggiore attenzione e hanno un prezzo concordato più alto (150 euro a tonnellata).






