A due mesi dal suono della prima campanella, in Piemonte è già emergenza insegnanti. Il nodo più critico riguarda il sostegno: sono 1.426 le cattedre ancora senza titolare e la situazione è particolarmente preoccupante nella scuola primaria, dove oltre una su due (il 55%) risulta ancora scoperta. Un vuoto che difficilmente potrà essere colmato interamente con docenti specializzati prima dell'inizio delle lezioni. Oltre 4 mila cattedre vacanti Ma il sostegno è soltanto la punta dell'iceberg. I dati elaborati dalla Flc Cgil fotografano una carenza diffusa di personale docente: complessivamente le cattedre vacanti sono 4.423. Il numero più elevato si registra nella scuola primaria, con 2.031 posti ancora da assegnare. Seguono le scuole superiori (1.312 cattedre), le medie (704) e l'infanzia (376). Al netto dei trasferimenti e dei pensionamenti, dunque, a oggi restano scoperti circa 4.500 posti su un totale di 68 mila cattedre presenti in Piemonte. I numeri di per sé non sarebbero così allarmanti, siccome devono ancora esserci le immissioni in ruolo e l’assegnazione dei posti per i precari, ma la situazione sul sostegno preoccupa già i sindacati e parecchio. Perché a oggi alle elementari manca il 55% degli insegnanti, alle medie il 20%, all’infanzia il 24,7%. Sono più tranquille solo le superiori, con il 6% degli insegnanti mancanti. Il problema però è rilevante. Perché non è affatto semplice trovare docenti qualificati per ricoprire il ruolo del sostegno. Per «qualificati» si intendono coloro che hanno conseguito la specializzazione, cioè circa un anno di corso specifico all’Università, che costa qualche migliaia di euro. È questa la strada per poter partecipare ai concorsi nella speranza di essere assunti. E diventare quindi stabili, sia a livello contrattuale sia per permanenza nella stessa scuola per più anni. Le persone qualificate, però, scarseggiano soprattutto per le elementari e l’infanzia. Ed è per questo che i sindacati lanciano già oggi l’allarme a partire da questi dati. Spiega Serena Morando, segretaria regionale della Flc Cgil: «Le cattedre verranno coperte con le immissioni in ruolo e poi chiamando i precari. Ma tutto questo non basterà a saturare i posti sul sostegno». Perché? «Se alle superiori tanti docenti si specializzano sul sostegno per avere più possibilità di lavorare, alla primaria invece è più semplice trovare posto per le cattedre comuni. Quindi le persone sono meno incentivate a investire tempo e soldi per specializzarsi sul sostegno. Per questo da tempo chiediamo di stabilizzare i posti in deroga». Una situazione che rischia di aggravarsi Il problema non è soltanto il numero dei posti vacanti, ma anche la loro distribuzione per ordine di scuola rispetto ai candidati effettivamente disponibili. «C’è un evidente squilibrio: da un lato rimangono disponibili centinaia di posti nel primo ciclo, dall’altro non vi è un bacino di aspiranti sufficiente a coprirli stabilmente - spiega Simona Sacchero, referente provinciale Cisl di Torino -. Si tratta di una criticità che rischia di accentuarsi nei prossimi anni, anche in considerazione del progressivo ricambio generazionale dovuto ai pensionamenti». Una situazione che, secondo la segretaria provinciale Snals Federica Tirante, «evidenzia la necessità di programmare con maggiore attenzione il fabbisogno formativo universitario, aumentando la capacità dei corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria abilitanti per infanzia e primaria e rendendo più coerente il rapporto tra numero di laureati e reali esigenze del sistema scolastico». Per Agostino Colotti, segretario Uil, la soluzione è «eliminare la distinzione tra organico di diritto e di fatto, in modo che ci sia continuità vera per tutti, compresi i docenti». L’organico di diritto, che è ciò di cui stiamo parlando in questo articolo, è la dotazione stabile di cattedre e posti assegnata annualmente a ciascuna scuola. È previsionale e strutturale, a differenza dell’organico di fatto, cioè è quello che si crea successivamente per far fronte a situazioni reali (come l’aumento di iscritti, nuove classi o alunni ripetenti) e prevede l’assegnazione di supplenze fino al 30 giugno. Secondo Giulia Bertelli della Cub bisognerebbe rivedere a monte il sistema di calcolo delle cattedre. L’eccezione Cuneo La situazione è questa in tutta la regione, con qualche eccezione, ad esempio Cuneo. Nessun «vuoto» di insegnanti all’avvio del prossimo anno scolastico, ma una situazione che resta delicata. È il quadro tracciato da Claudia Zanella, segretario regionale Cisl Scuola, dopo l’informativa dell’Ufficio scolastico regionale sull’organico: «Nella Granda sono state assegnate 313 unità di personale docente aggiuntive rispetto all’organico di diritto che saranno ora ripartite dall’Ufficio scolastico tra i diversi ordini di scuola. Poi si procederà con le immissioni in ruolo e successivamente con l’assegnazione dei posti rimasti disponibili attraverso gli elenchi regionali e le graduatorie provinciali per le supplenze. Dire oggi che a settembre le scuole inizieranno senza personale docente è azzardato. Certamente la continuità didattica è un altro tema, perché il Piemonte è una regione di passaggio».
Allarme scuola: mancano 4 mila docenti e preoccupa il sostegno. Carenze del 55% alla primaria
I numeri in Piemonte, a rischio la continuità didattica







