La sfida dei mercatiIl «rinascimento» di Piazza Affari batte Wall Street (12 anni) e Londra (16 anni) nella corsa a generare profitti. La spinta arriva soprattutto da banche e settore finanziario.Meno di dodici anni per ripagare a suon di utili il valore della propria capitalizzazione. Che l’ultimo decennio fosse stato eccezionale per le Borse di tutto il mondo e per le società che vi sono quotate non era certo un mistero, lo studio targato Capital Group aggiunge tuttavia una pennellata ulteriore allo scenario che fa da sfondo, e in parte giustifica, uno dei rally azionari più longevi mai esistito. E assegna all’Italia un ruolo di capofila quantomai inatteso.Domande di approfondimento generate da 24Ore AIIL PAYBACK TOTALELoading...L’analisi di Capital GroupStando alle indicazioni contenute nel Value Watch, parte integrante del Global Equity Study pubblicato periodicamente dalla società di gestioni statunitense, all’inizio del 2014 le 1.600 maggiori società quotate su scala globale avevano un valore complessivo di 35.300 miliardi di dollari. Da allora e fino al termine del 2025 hanno complessivamente generato 36.700 miliardi di dollari di profitti, recuperando quindi di fatto l’intero valore di mercato iniziale. Il dato relativo al cosiddetto Equity Payback Period risulta a posteriori ancora più rilevante, quando si pensa che all’inizio del periodo considerato il rapporto prezzo/utili mondiale era pari a 15,9 volte. In altre parole, gli investitori avrebbero dovuto in teoria attendere fino al 2029 per raggiungere l’obiettivo appena ricordato, ma la maggior rapidità con cui si è stati in grado di realizzare utili ha permesso di abbreviare i tempi, e non di poco.LA RAPIDITÀ DI PIAZZA AFFARILoading...Il «rinascimento» italianoLa sorpresa arriva quando si vanno a indagare le differenze a livello geografico, perché il nostro Paese ha battuto tutti gli altri in questa particolare specialità. Appena 9 anni sono stati infatti necessari alle quotate di Piazza Affari per recuperare il valore di mercato a suon di utili: all’inizio del 2017 la capitalizzazione delle principali società del listino milanese analizzate da Capital Group valeva l’equivalente di 307 miliardi di dollari, ma da quel momento il monte utili si è issato ben oltre, fino a 374 miliardi. Per arrivare allo stesso traguardo le quotate di Wall Street e Tokyo sono dovute partire ben tre anni prima, nel 2014, quelle tedesche nel 2013, le francesi nel 2012 e le britanniche addirittura nel 2010.Si tratta senza dubbio di un risultato degno di nota, reso possibile essenzialmente da una combinazione di fattori: il livello molto basso da cui partivano le valutazioni italiane e l’indubbia capacità di realizzare utili ben superiori alle attese da parte delle nostre società, soprattutto nel settore finanziario. Riferendosi alle banche in generale, gli estensori del rapporto parlano senza mezzi termini di «rinascimento» e citano nello specifico il caso UniCredit perché in grado di mettere assieme fra il 2023 e il 2025 un ammontare di profitti superiore alla propria capitalizzazione iniziale. A questo si aggiunge poi il caso simile di Unipol, capace di ripagare anch’essa in soli tre anni il valore di mercato del 2023: a dimostrazione che, anche partendo da situazioni depresse, la qualità degli utili può riscrivere in tempi record il destino di un intero listino.