GovernanceIn 10 anni Borsa Italiana ha perso 130 miliardi di valore tra delisting e trasferimenti in altre Borse estere, secondo i dati Assonimedi Mo.D.2 luglio 2026I punti chiaveTra delisting e capitali privatiL’identikit di una stagione assembleareIl consenso per le remunerazioniI rinnovi dei cdaL’AI entra nell’ordine del giornoC’è un filo che lega quasi tutte le assemblee delle società quotate italiane nel 2026: la governance torna al centro delle scelte degli investitori. Non soltanto nella valutazione delle politiche di remunerazione o del rinnovo dei consigli di amministrazione, ma anche nella capacità delle imprese di dimostrare trasparenza, qualità delle informazioni e preparazione di fronte alle nuove sfide, a partire dall’intelligenza artificiale. L’ultima tornata delle assemblee del Ftse Mib racconta un mercato in cui il dialogo tra imprese e azionisti appare più solido rispetto agli ultimi anni con un crescente consenso sulle politiche di remunerazione, un dato elevato a livello di partecipazione con un quorum medio del 73,17%, un consolidamento del ruolo dei grandi investitori istituzionali. Allo stesso tempo non mancano elementi di novità dovuti all’innovazione, che porta stabilmente nell’agenda delle società l’introduzione dell’intelligenza artificiale. E’ il quadro che emerge dall’analisi dei dati fatta da Georgeson e presentata nella quarta edizione dell’evento “Stagione assembleare” organizzato dallo studio legale Chiomenti.Il pomeriggio di lavori è stata l’occasione anche per un confronto sulla riforma organica del Testo Unico della Finanza (Tuf), introdotta dal decreto legislativo 47/2026 e entrata in vigore ad aprile 2026. «La riforma del Tuf non è un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più ampio di modernizzazione del mercato dei capitali e della governance delle società quotate. L’ampliamento degli spazi di autonomia statutaria e di flessibilità, in particolare per neoquotate e pmi, rappresenta un passaggio di significativo interesse, perché consente la possibilità di costruire assetti di governance più adattabili alle caratteristiche delle singole società, alla composizione del loro azionariato e alle diverse esigenze del mercato, rimettendo in ogni caso a quest’ultimo il giudizio circa i relativi termini e le modalità di utilizzo» ha commentato Paolo Valensise, partner Chiomenti e ordinario di Diritto commerciale all’università Roma Tre, che prosegue: «A valle delle concrete esperienze applicative e dei relativi esiti sarà quindi possibile comprenderne la maggiore o minore efficienza e, soprattutto, l’effettivo grado di apprezzamento del mercato, valutando anche eventuali affinamenti e miglioramenti».Lorenzo Casale, head of market Italy di Georgeson, dal canto suo osserva: «L’iniziativa di riforma del Tuf è stata ben accolta poiché si riteneva adeguato aggiornare il quadro normativo di un mercato soggetto a positiva e profonda evoluzione quale quello italiano. L’applicazione dello stesso dovrà però ora tenere conto di un giusto bilanciamento tra efficienza del processo e titolarità dei diritti, soprattutto in riferimento alle dinamiche assembleari».Tra delisting e capitali privatiL’occasione di fotografare il mercato azionario italiano all’interno di un confronto più ampio internazionale è stata la tavola rotonda che ha visto intervenire Alessandra Balbo, direttrice generale Cabina di Regia Mercato Dei Capitali del ministero dell’Economia e delle Finanze; Andrea Beltratti, presidente di Revo Insurance; Massimo Tononi, presidente di Banco Bpm; coordinati da Fabio Tamburini, direttore Il Sole 24 Ore, Radio 24, Radiocor.Tononi ha ricordato come a Piazza Affari siano stati persi negli ultimi dieci anni secondo i dati Assonime 130 miliardi di valore, di cui 80 miliardi nel rapporto delisting/Ipo e 50 miliardi per il trasferimento, soprattutto in Olanda, di grandi gruppi italiani. In questo contesto è necessario non guardare alla singola norma, ma a un sistema complessivo che si inserisca nell’ottica di una maggiore integrazione con i mercati europei, nell’ottica di un’Unione del mercato dei capitali. «Dobbiamo iniziare a parlare europeo, dobbiamo ragionare a livello continentale e non solo a livello di governance. I mercati americani contano per il 60%, l’Europa per il 10% e l’Italia per l’1%. Se vogliamo avere una chance dobbiamo lavorare in un’ottica europea».
Piazza Affari, la sfida è la costruzione di un sistema europeo dei mercati
In 10 anni Borsa Italiana ha perso 130 miliardi di valore tra delisting e trasferimenti in altre Borse estere, secondo i dati Assonime






