di

Walter Veltroni

Calcioscommesse, terrorismo, terremoto in Irpinia: l’Italia non vedeva un futuro e criticava la scelta di Bearzot di portare Paolo Rossi. Domani, in edicola, il «Corriere» con la vittoria al Mundial

Credo sia stata, quella della vittoria ai Mondiali di Spagna del 1982, la più grande gioia sportiva della storia italiana. In primo luogo perché totalmente inaspettata. Tutto congiurava contro la nazionale azzurra: lo scandalo del calcioscommesse che aveva minato l’autorevolezza e la trasparenza del football italiano e colpito giocatori di fama e qualità, a partire da Paolo Rossi, capocannoniere della Serie A. Ma, in primo luogo, la situazione generale del paese, segnata dal terrorismo e da una endemica instabilità politica che aveva mostrato i suoi effetti con i clamorosi ritardi dei soccorsi durante il terremoto dell’Irpinia del 1980 e, l’anno successivo, con l’emergere della melma rappresentata dalla loggia massonica P2 che si era introdotta nei gangli dello Stato, dell’impresa, della comunicazione per svuotare la democrazia e affermare un progetto di tipo autocratico. Forse anche per questo, a palazzo Chigi, arriva il primo Presidente del Consiglio non democristiano, Giovanni Spadolini, che è stato scelto da un capo dello Stato socialista, Sandro Pertini. Un vento nuovo.L’Italia del calcio arriva in Spagna con una situazione contraddittoria: da un lato ha dimostrato, nei mondiali del 1978, di essere una formazione molto forte, che pratica un bel gioco e detiene una riserva di talento eccezionale, in campo e in panchina. Ma è andata male agli Europei del 1980 e la vicenda calcioscommesse ha messo in difficoltà il selezionatore Bearzot privato del suo centravanti del cuore, da lui fatto esordire in Argentina insieme a Cabrini, nella prima partita del girone eliminatorio, e che si presentava al ritiro azzurro con sole tre partite giocate con la Juventus, dopo la scadenza della squalifica.