Una lettrice scrive:«In centro è difficile vivere.L'articolo di Pier Francesco Caracciolo pubblicato il 6 luglio racconta come i commercianti si stiano unendo per richiedere al Comune una "gestione equilibrata degli eventi nel centro storico". Il problema è reale: la sensazione dei residenti è quella essere di troppo, nei nuovi parchi-gioco che sono diventati i centri delle città.La gentrificazione, appunto. I commercianti hanno ragione nel merito, però l'unico modo per ottenere qualcosa è quello di unire tutte le istanze, e di non legarle al mero riscontro economico. Pensiamo alle esigenze di ogni cittadino, soprattutto dei disabili, che tanto più si sentono sgraditi quanto più non sanno letteralmente dove camminare, o andare in carrozzella, stretti come sono tra vie pedonali solo per finta, marciapiedi impraticabili causa dehors, strade sconnesse e devastate, oppure bloccate causa evento di turno. Torino è ancora in tempo a trovare soluzioni, ma deve riconoscere il problema. Che non è solo economico: è di civiltà».Alessandra Comazzi Un lettore scrive: «Porto l'attenzione su una situazione ormai insostenibile che si ripete quasi ogni fine settimana nella zona di via Carcano, e che dimostra il totale cortocircuito tra le decisioni sulla carta e la realtà del territorio.Fino allo scorso anno, il mercatino del libero scambio di via Carcano godeva di una gestione, per quanto perfettibile: l'area della piazzetta era delimitata, gli espositori pagavano una quota al Comune per avere diritto al posteggio, c'erano orari rigidi, servizi igienici chimici e, al termine delle attività, Amiat passava a pulire restituendo il quartiere alla normalità. Recentemente, le autorità hanno deciso di dare una stretta, limitando drasticamente i giorni di apertura (non più ogni weekend, ma solo alcune date selezionate al mese) e chiudendo la piazzetta. L'intento teorico era forse quello di ridurne l'impatto. Il risultato pratico? Un disastro annunciato. Oggi, i venditori si riversano in massa nelle vie circostanti. Poiché l'area ufficiale è chiusa, nessuno paga più nulla, ma il numero di espositori è persino aumentato. Le strade del quartiere vengono letteralmente sequestrate per ore.Non ci sono bagni chimici, quando gli espositori vanno via, ciò che resta è una vera e propria discarica a cielo aperto che i residenti sono costretti a subire. L'ABC dell'autorevolezza di un'amministrazione pubblica dovrebbe basarsi su un principio semplicissimo: se si stabilisce un divieto o si limita un'attività, si deve essere in grado di far rispettare quella decisione. Imporre restrizioni sulla carta senza presidiare il territorio significa solo lavarsene le mani, scaricando il problema sui marciapiedi e sulla pelle dei cittadini».FRANCO SPAGNOLO* * DONA IL TUO 5XMILLE - C.F. 97507260012: specchiotempi@lastampa.it - www.specchiodeitempi.org - Info: 011.6568376.