Vivono da secoli su un minuscolo scoglio vulcanico in mezzo al mare, completamente isolate dal resto del mondo. E sono rimaste così poche da essere diventate, di fatto, quasi tutte identiche. Sfidando le attuali teorie sull’estinzione. Sono le lucertole delle Eolie (Podarcis raffonei), una delle specie più rare e minacciate del pianeta, oggi sotto i riflettori di un gruppo di ricerca internazionale che comprende anche l’Università di Ferrara. La scoperta dei ricercatori, pubblicata su Heredity, ne sottolinea infatti una caratteristica decisamente inusuale: questa specie possiede la diversità genetica più bassa mai registrata in un organismo selvatico.

Quella lucertola è un clone

La ricerca si è concentrata sui nuclei di lucertola delle Eolie che sopravvivono sugli scogli di La Canna (al largo di Filicudi) e di Strombolicchio, confrontandoli con la più comune lucertola siciliana. I risultati emersi dall’analisi della popolazione di La Canna sono sconcertanti: ogni 300 mila basi del genoma è stato infatti individuato, in media, un solo sito variabile. Normalmente, in una popolazione sana, se si confrontano due individui si trovano moltissime differenze che rendono ogni esemplare unico. Sullo scoglio di La Canna questo non succede: le lucertole sono geneticamente quasi dei cloni perfetti l’una dell’altra.