Il tanmaxxing, una sorta di abbronzatura estrema, è il nuovo tormentone che spopola tra la generazione Z. Una moda scriteriata, senza regole né limiti, che viaggia sui social. Se lo scorso anno la challenge imperante era il "tatuaggio solare", quei disegni scolpiti sulla pelle scottata dal sole, oggi a spopolare è la corsa a ottenere una pelle uniformemente color cuoio invecchiato o caffè, prima possibile e a qualunque costo.
E il fenomeno preoccupa molto oncologi e dermatologi che vedono crescere, in Italia, i casi di melanoma. Negli ultimi 10 anni, questi numeri sono cresciuti in modo costante. Nel 2014 si stimavano circa 11.000 nuovi casi, mentre nel 2020 erano 12.300 e oggi si sfiorano i 15.000. Con una prevalenza leggermente superiore negli uomini (circa il 55%) rispetto alle donne.Tra le cause dell'aumento, una maggiore esposizione ai raggi UV, sia quelli prodotti dal sole sia quelli prodotti dalle lampade abbronzanti, l'invecchiamento della popolazione, un fattore di rischio per tutti i tumori e il miglioramento delle tecniche diagnostiche. Appare, dunque, drammaticamente incosciente, da parte dei ragazzi, consultare le app meteo per scegliere scientemente le ore cosiddette "migliori". Quelle, cioè quelli con l'indice UV più alto, per ottenere un'abbronzatura più rapida.Le radiazioni E, così, molti ragazzi si espongono al sole di mezzogiorno, arrivando persino a considerare la scottatura non un danno per la salute, ma una tappa da sopportare verso la tintarella perfetta. Nonostante il fatto che la comunità scientifica internazionale abbia bollato da tempo le radiazioni ultraviolette (sia quelle solari che le lampade abbronzanti) come cancerogeno certo per l'uomo.Ad alimentare la moda del tanmaxxing contribuisce la disinformazione che serpeggia online. Un'indagine di AstraRicerche per Fondazione Veronesi restituisce una fotografia tutt'altro che rassicurante: il 41,7% degli italiani crede ancora che le lampade abbronzanti preparino la pelle all'esposizione al sole; solo il 29,2% degli intervistati fa della protezione solare un gesto quotidiano, anche in città o mentre pratica sport all'aperto; infine è solo il 44% ad utilizzarla sempre quando si espone al sole, con una netta differenza tra donne (55%) e uomini (33%).I dubbi E sul banco degli imputati finisce TikTok, tra i social più gettonati dalla "Gen Z". Alessandro Marcon e colleghi dell'Università di Alberta (Canada) hanno pubblicato su PLOS Digital Health uno studio che ha analizzato 971 tra i video con più visualizzazioni su TikTok, contraddistinti dall'hashtag #cremesolari. Quasi l'87% di questi contenuti ne promuoveva l'uso, mentre solo il 6% esprimeva dubbi o critiche, fino a definirle apertamente dannose o inutili. Eppure, nonostante i video contro le creme solari siano un'esigua minoranza, sono anche quelli che macinano più "like", interazioni e condivisioni. I loro contenuti fuorvianti generano un'attenzione esagerata, sull'onda del potenziale virale della provocazione. Ed è anche un'occasione mancata per la salute: solo il 6% di questi post parla del ruolo della crema solare nella riduzione del rischio di tumori cutanei.Di fronte a questo scenario, oncologi e dermatologi insistono su un unico messaggio: l'abbronzatura può essere ottenuta in modo sicuro, senza rincorrere l'indice UV, né normalizzare le scottature. Ci si può abbronzare esponendosi al sole con gradualità, tenendo conto del proprio fototipo, applicando la protezione solare in quantità corretta e almeno ogni due ore o dopo ogni bagno.








