Un lungo lavoro iniziato più di due anni fa per mettere in scena senza intoppi «l'evento più grande della storia». Dietro la World Cup 2026 c'è il lavoro invisibile di migliaia di persone per garantire sicurezza e... spettacolo
Il palazzo, vicino a Downtown di Miami, è piuttosto anonimo. E così deve essere: «Il nostro lavoro è di essere invisibili e fare in modo che tutto vada bene. Così a voi resta solo da godervi il Mondiale senza problemi». Parole di Nacho Fresco, director of Technology della Fifa. Cioè l’uomo che sovrintende alla regolazione fine di ogni aspetto tecnologico dell’evento 2026. C’è da proteggere quello che viene definito l’evento più grande della storia, un business da 6 miliardi di spettatori che attira inevitabilmente cybercriminali da tutto il mondo. La cifra raccontata dal manager crea stupore, gli chiediamo per favore di ripetere il numero per essere sicuri di aver capito bene. «Sì, confermo: ogni giorno subiamo dai 300 ai 500 milioni di attacchi informatici».
Una cifra spropositata, anche in confronto al totale di quelli provati in occasione quattro anni fa del Mondiale in Qatar: allora furono “solo” 11 miliardi alla fine del torneo. «Qui la situazione è diversa, e non solo perché la manifestazione dura più a lungo: la situazione geopolitica è differente, siamo in un periodo storico complicato. E questo si traduce in tante più motivazioni per cercare di “bucare” il Mondiale».










