Il cielo elettorale s’addensa

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L’ago degli eventi punta dritto sul mattonato, grazie a ben due rassegne di scrittori stile Versiliana. Il Mengo rilancia il parco, la rocca luogo di personaggi: ecco la città più nascosta, da Castelsecco all’Arno.

Non c’è il mare, non ci sono i pini, non c’è l’antica macchia di un bosco che arriva dal passato: ma c’è una delle piazze più belle del mondo e questo basta e avanza. Basta e avanza ad accelerare sulla Versiliana aretina: una versione con i piedi ben piantati per terra della stagione di Marina di Pietrasanta. Per terra e sul mattonato di piazza Grande, la location più battuta dell’estate aretina. Un doppio programma: quello dell’Isola del Libro, già partito da qualche giorno con Dacia Maraini, e quello di Moonlight, la rassegna di Confesercenti, Discover Arezzo e Feltrinelli che sta per essere presentata alla città. Tra i nomi, già sventolati con orgoglio sui manifesti pubblici, Gianni Riotta, Luca Sofri, Ben Pastor, Antonio Padellaro, Carlo Calabrò, Tommaso Cerno. È l’abbrivio di piazza Grande, la sua conquista del centro di gravità aretino. Lo stesso che passo dopo passo si è conquistato sul piano della movida, in attesa che piazza San Francesco risalga la corrente come un tempo, magari grazie alla riapertura dei Costanti, un vuoto pesante per le quotazioni del centro. Su piazza Grande molto ha fatto nel tempo la Confcommercio, d’inverno con il mercatino tirolese e d’estate con la Cena Bianca che andrà in scena tra pochi giorni. Piazza Grande sale nella hit parade delle location aretine: ma non è l’unica. Grazie al Mengo c’è anche il Prato che sta per vivere la sua epopea e lì gli alberi non hanno davvero nulla da invidiare a quelli di Pietrasanta. E ancora più su ecco la Fortezza, una terrazza sulla città, dalla quale si incroceranno da qui ad agosto personaggi (in testa Giorgio Panariello ma in ottima compagnia), orchestre, giornalisti, polemisti. Un carosello di eventi che sposta l’ago della bilancia estiva verso la città alta. Ma che forse mai come quest’anno prova ad allargare il suo raggio d’azione oltre le direttrici tradizionali. Il tutto in un mosaico di festival ed eventi diversi, a cominciare dal Terre d’Arezzo. Ci sarà ad esempio un coinvolgimento diretto di alcuni chiostri, alla cui scoperta portare i turisti ma anche gli aretini che poco li conoscono: da quello del Comune a quello del Seminario (domenica con due giovani artisti impegnati alla chitarra), fino a quello della Biblioteca, uno spazio gradevole e sempre troppo poco sfruttato. Tornerà ad essere riempito il chiostro del palazzo Sugar, ormai diventato in pianta stabile l’angolo degli incontri del Mengo. Avrà una sua vetrina perfino l’interno, splendido, dell’Archivio di Stato. E la musica tornerà ad invadere la Basilica di San Francesco, in una serata sulla musica barocca nella quale dividere lo sguardo tra gli affreschi e gli artisti. San Domenico, uno degli angoli più straordinari della città, prova a risalire la corrente, grazie agli appuntamenti del Thevenin ma anche con un festival nuovo di zecca nei suoi giardini, nel vicolo dal nome impegnativo, via Balilla, ma a ridosso delle mura e scenografico all’insaputa di tutti. Conferma la sua presenza Casa Bruschi con la terrazza affacciata sulla Pieve, in un ricamo di Yoga e arte. L’Anfiteatro, i cui giardini troppo a lungo sono stati chiusi alla città, ricomincia a guadagnare il centro della scena: lo ha fatto con la Festa Arcobaleno organizzata da Confcommercio per Nazione e Regione, lo farà durante l’estate grazie alle visite guidate e non solo alla Minerva, una delle protagoniste dell’estate. E non mancano puntate anche fuori dal centro. Come a Castelsecco, tra Trilussa, cantautori e la serata ormai tradizionale di osservazione delle stelle. O addirittura come la Riserva di Ponte Buriano, che ospiterà discese di kayak in notturna; una sorta di versione agonistica della sua tradizionale Spollinata. Uno degli ultimi progetti di Comanducci assessore era stato una sorta di parco acquatico dedicato a Leonardo da Vinci, sulle rive dell’Arno. Chissà che da lì non voglia ripartire, scendendo sul filo della canoa tra le rapide, del fiume e della politica.