In vent’anni di carriera Peter Hujar non ha lasciato molte tracce scritte di sé: pochissime interviste e lettere, nessuna autobiografia o diario. L’unico libro fotografico che è riuscito a realizzare prima che l’aids lo uccidesse nel 1987, è Portraits of life and death in cui raccolse i ritratti dei suoi amici della New York tra gli anni sessanta e settanta; personaggi forse irripetibili come William Burroughs, David Wojnarowicz, Susan Sontag, Fran Leibowitz, Robert Wilson, Divine e John Waters. A questi ventinove ritratti erano accostate le foto delle mummie nelle catacombe a Palermo. Vita e morte, appunto.

Il 19 dicembre 1974 avvenne però una lunghissima chiacchierata registrata con la scrittrice Linda Rosenkrantz, la quale aveva chiesto al fotografo di raccontarle tutto quello che aveva fatto il giorno precedente, con i maggior dettagli possibili. L’autrice voleva fare altre interviste di questo tipo ad altri artisti e raccoglierle in un libro, ma alla fine non se ne fece nulla.

Anzi il nastro di quella giornata è andato perduto ma nel 2019 è stata ritrovata una trascrizione nella Morgan library & museum, che dal 2013 ha acquisito gli archivi del fotografo. Rosenkrantz trasformò finalmente quella chiacchierata in un libro nel 2021, Peter Hujar’s day, e il regista statunitense Ira Sachs (forse ve lo ricordate per Passages), ne ha tratto l’omonimo film, un’opera lenta e affascinante con Ben Whishaw e Rebecca Hall, presentata l’anno scorso alla Festa del cinema di Roma.