HomeMonza BrianzaCronacaUn prezioso dono dopo 140 anni . L’abito da ballo di Margherita ritorna nelle stanze della reginaUn comodato d’uso gratuito concesso dagli attuali proprietari Julia e Riccardo Langosco di Langosco. Il vestito era custodito al Quirinale, dove è stato restaurato dalle esperte Graziella Palei e Maria Taboga.Un comodato d’uso gratuito concesso dagli attuali proprietari Julia e Riccardo Langosco di Langosco. Il vestito era custodito al Quirinale, dove è stato restaurato dalle esperte Graziella Palei e Maria Taboga.Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciAll’interno del boudoir di Margherita di Savoia, la stanza più intima degli Appartamenti Reali, torna a vivere un frammento prezioso della storia della monarchia italiana: l’abito da ballo che la prima regina d’Italia indossò a Monza nel 1886.

Dopo 140 anni, il vestito rientra stabilmente nella Villa Reale grazie al comodato d’uso gratuito concesso da Julia e Riccardo Langosco di Langosco, attuali proprietari del capo, e alla collaborazione del Palazzo del Quirinale, dove il manufatto era custodito e dove è stato restaurato dalle esperte Graziella Palei e Maria Taboga.

Il boudoir, un tempo ’gabinetto da toilette’ e poi ’stanza per vestirsi’, accoglie ora l’abito nella sua cornice più naturale: un luogo raccolto, femminile, pensato per la cura personale della sovrana. Il vestito, di manifattura fiorentina, è composto da un corpino a punta lunga e da una gonna svasata che si apre in un trionfo di pieghe sulla tournure posteriore, terminando in un elegante strascico. Il raso di seta color avorio è decorato da ricami in oro e argento, arricchiti da perline di vetro che restituiscono una luminosità cristallina. Sul corpetto corre un tralcio sottile che si arrampica verso lo scollo, mentre sulla gonna si innalza un motivo floreale di rose e margherite. In origine l’insieme era completato da un manto che è andato disperso. Come era consuetudine, Margherita indossò l’abito una sola volta. Gli abiti di gala, dopo la loro apparizione pubblica, venivano spesso donati alle giovani ospiti dell’Istituto nazionale per le figlie dei militari italiani, con sede alla Villa della Regina di Torino. Attraverso questo percorso il vestito giunse alla famiglia Langosco, che oggi ne permette la restituzione alla città di Monza.