Firenze, 6 luglio 2026 – Giorgio, disabile civile al 75%, con una condanna definitiva a un anno, quattro mesi e quindici giorni per reati commessi on line - ma ostativi a forme di detenzione alternativa -, a Sollicciano è rimasto tredici mesi e qualche giorno, dal 14 febbraio del 2025 al 16 marzo scorso. E’ stato lui, con un messaggio, a chiamarci e invitarci nell’abitazione di Sesto Fiorentino, dove vive con i suoi genitori affidatari: “Voglio che tutti sappiano com’è Sollicciano. E’ vero, l’unica soluzione sarebbe demolirlo e rifarlo nuovo”.

Chi è

Figlio di immigrati cinesi, Giorgio ha 25 anni e una seconda famiglia. E’ innamorato dei suoi pappagalli, sogna di lavorare in un parco pieno di animali. Forse, da settembre, con l’aiuto dei servizi sociali del Comune, avrà davvero un’occupazione. La detenzione è un ricordo, ma un ricordo che non si cancella facilmente.

“Quando sono arrivato sono stato visitato e giudicato idoneo al regime carcerario” dice, mentre mostra l’ultimo atto del tribunale di sorveglianza. L’unico sconto che ha avuto è stato quello per la sua buona condotta. Vale 45 giorni ogni sei mesi. E così, Giorgio, è stato liberato con tre mesi d’anticipo. Nessun regalo, solo asettica applicazione della legge. Quella legge che, da queste parti, funziona a intermittenza. Oggi Giorgio non è solo un testimone dell’inferno strutturale che ammorba il penitenziario di via Minervini. E’ l’esempio lampante delle lacune di un sistema, dove, per mancanze di alternative, finisce in una cella anche chi, per le sue condizioni di salute, non dovrebbe starci, alimentando l’altro cronico problema del sovraffollamento.