Donald Trump è atterrato ad Ankara a bordo del nuovo Air Force One,l’aereo donato dalla famiglia reale del Qatar, applaudendo e sorridendo non appena ha visto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ad attenderlo sulla pista. Evidentemente compiaciuto, Trump ha preso Erdogan per la spalla mentre gli stringeva la mano, prima di dirigersi al palazzo presidenziale per il benvenuto. Quella organizzata per Trump è stata una cerimonia che il presidente turco non ha riservato a nessun altro leader: guardie d’onore, bande militari, cannoni, jet che emettevano fumo rosso, bianco e blu, ufficiali a cavallo. Una scenografia che non serviva soltanto a celebrare il ritorno di Trump ad Ankara, ma anche a ribadire il peso della Turchia come potenza regionale e il ruolo di Erdogan come interlocutore chiave.

I DUE HANNO percorso insieme un lungo tappeto blu, poi Trump si è fermato a un microfono per un breve saluto in turco alla guardia d’onore schierata. È la sua prima visita in Turchia durante il secondo mandato, e il mese scorso aveva detto che avrebbe portato a Erdogan un regalo che lo avrebbe reso «molto felice», lasciando intendere che la disponibilità del leader turco a fare da padrone di casa fosse il principale motivo per cui aveva affrontato le nove ore di volo fino al summit Nato. Erdogan ha contraccambiato costruendo l’intera giornata attorno all’immagine di sé come ospite indispensabile e Trump ha confermato la narrazione in modo esplicito: «Se non si fosse tenuto in Turchia, dove il mio amico è un leader molto forte, una persona molto forte, è possibile che non avrei partecipato».