Se non è divieto di incontro ci va a un millimetro. La premier arriva in tailleur-pantalone nero al ricevimento-cena sociale dei leader, alla vigilia del vertice Nato di Ankara, quasi all’ultimo momento, evitando così di incrociare il litigioso Trump. Mai ritardo fu più strategico e per nulla casuale. A cena, però, i due si ritrovano allo stesso tavolo, con l’ospite Erdogan, il presidente francese, il premier inglese e il cancelliere tedesco e rispettive consorti. Il turco li ha voluti tutti insieme per tentare di ricomporre i rapporti tra Washington e gli alleati. Trump, del resto, nel pomeriggio si era tutto sommato contenuto. Senza risparmiare frecciate rivolte a Meloni ma meno triviali e offensive del solito.
«MELONI È UNA BRAVA persona», dice il presidente americano al bilaterale con il molto elogiato Erdogan. Però il rapporto non è certo quello di prima: «È peggiorato perché lei ha rifiutato di aiutarci. Non ha voluto essere coinvolta nello stretto d Hormuz e credo che abbia commesso un errore». A palazzo Chigi si aspettavano di peggio. Almeno per il momento quasi tirano un sospiro di sollievo anche se quel passaggio sull’errore commesso dalla premier una qualche minaccia sembra proprio veicolarla.










