C’è un filo sottile e tagliente che lega vicende apparentemente lontane, dalla terribile storia dei fratelli Tate, idoli del movimento Maga, alla chat sessista tra i dipendenti Atm scoperta a Milano. Certo, non sono situazioni comparabili. Da una parte i Tate — come ha ricostruito una sconvolgente inchiesta del New York Times, offerta ai lettori del Corriere da un lungo e ricco articolo di Elena Tebano — fratelli con doppia cittadinanza britannica e americana, indagati dal 2022 in Romania a vario titolo per i reati di traffico di esseri umani, traffico di minori, rapporti sessuali con un minore e riciclaggio di denaro, incitamento all’odio e alla discriminazione contro le donne.

Dall’altra la chat «Ticinese Staff» tra dipendenti Atm che fotografavano le passeggere condividendo commenti a dir poco offensivi. Rivelatore è stato il commento di Agostino Ghiglia — componente del collegio del Garante della privacy, Fratelli d’Italia — che non ha censurato solo l’autista Atm. Ma anche la passeggera 26enne che ne ha fotografato il telefono, svelando l’esistenza della chat. Ghiglia l’ha paragonata a una qualsiasi chat fra genitori: «Se diffondo una foto di un certo tipo faccio un trattamento illecito, ma un conto è diffonderla su un canale pubblico, un altro è in un gruppo chiuso di sette persone. Parliamo di 7 persone, in un Paese di 60 milioni. Vorrei vedere la tua chat del calcetto, se giochi a calcetto, o la chat della palestra, o la chat dei genitori, perché ne vediamo di tutti i colori».