| 7 Luglio 2026 22:02 |
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(Adnkronos) –
Prima la sicurezza, ma senza dimenticare il salario. L’ordinanza del Comune di Milano che introduce lo stop all’assegnazione delle consegne ai rider nelle ore più critiche delle giornate di caldo estremo — dalle 12.30 alle 16 — apre un confronto sul difficile equilibrio tra tutela della salute e sostenibilità economica per migliaia di lavoratori della consegna a domicilio. Il provvedimento nasce dall’esigenza di proteggere chi lavora in strada, spesso in bicicletta o in scooter, esposto per ore a temperature elevate, asfalto rovente e condizioni climatiche sempre più difficili. Una scelta che i sindacati considerano un passo importante, ma che porta con sé un nodo ancora irrisolto: cosa succede al reddito dei rider quando il lavoro viene sospeso?
“Il diritto alla salute va tutelato, ma va coniugato con il diritto a continuare a lavorare”, sottolinea all’AdnKronos Manuel Giovanati, segretario generale di Felsa Cisl Lombardia. Per il sindacalista la preoccupazione dei lavoratori è immediata: “La risposta più immediata del rider è: non posso lavorare”. Il timore è quello di perdere proprio una fascia oraria che, soprattutto nei giorni di caldo intenso, può rappresentare una delle più redditizie. Un paradosso evidenziato dallo stesso Giovanati: proprio quando le temperature spingono molte persone a restare in casa e ordinare a domicilio, per i rider aumenta spesso il volume delle consegne. “Sono giornate che per loro rappresentano un fatturato importante”, spiega, ribadendo però che la protezione della salute deve restare una priorità.










