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Donald Trump atterra ad Ankara, sfoggiando il nuovo Air Force One striato d’oro. Il tempo di arrivare al palazzo presidenziale e la speranza di un cambio di toni si sfalda. Il tycoon riprende con le recriminazioni. La Nato «mi ha deluso, non c'è stata» in Iran. E torna a mettere nel mirino Francia, Germania, Italia e Regno Unito, che «non hanno aiutato» gli Usa, mentre ribadisce che forse sposterà le truppe dall’Europa (o forse no). E rilancia sulla Groenlandia: dovrebbe essere «controllata» dall’America. Insomma, pacchetto completo. L’unica variante sul tema è dedicata a Giorgia Meloni: «Mi piace, è una brava persona», ha concesso. Ma sull'Iran non ha aiutato neanche lei e questo è stato il suo «errore».The Donald ha dunque gelato chi sperava che l’aria turca lo avrebbe ammansito, così come accaduto per la brezza di Evian. Gli occhi sono rimasti puntati sulla cena, rigorosamente a porte chiuse, dove il tycoon era seduto con Erdogan e Rutte allo stesso tavolo con i leader delle cancellerie di cui si dice deluso: Meloni, Merz, Macron e Starmer. Poche indiscrezioni ma un cerimoniale per tentare di ridurre le distanze in vista dei lavori di domani e della sessione del Consiglio Atlantico.