ANKARA – «Dobbiamo assolutamente ricostruire il rapporto con Giorgia Meloni e ci stiamo lavorando. Il vertice Nato è l’occasione giusta, con qualche gesto formale, ma anche concreto. Un’idea sarebbe affidare a Italia e Turchia la Libia, per stabilizzarla a sfruttare le sue risorse».
L’alto funzionario dell’amministrazione Trump che condivide queste considerazioni con Repubblica fa parte dell’ala governativa che vuole ricomporre la frattura con la premier italiana, perché giudica Roma un alleato troppo importante per perderlo a causa dei meme via social, tipo quello pubblicato da Donald domenica: “Serve un ordine restrittivo” per Giorgia, come si fa con gli stalker. Dall’altra parte però ci sono diversi capi del movimento Maga tipo Steve Bannon, che ha ancora l’orecchio del presidente e una forte presa sul suo elettorato, convinti della fine del rapporto. Accusano l’ex alleata di non essere mai stata davvero dallo loro parte, e mai un ponte fra Trump e l’Europa. La sfida fra queste due componenti dell’amministrazione, con Trump giudice ultimo, deciderà a breve il destino delle relazioni con Meloni e l’Italia.
Il primo interrogativo riguarda le ragioni profonde del risentimento, perché va bene il fastidio per la mancata collaborazione in Iran, le basi negate, e magari anche l’impossibilità della premier italiana nel seguire il presidente negli attacchi contro papa Leone, ma la prosecuzione quasi quotidiana degli attacchi autorizza a sospettare che sotto ci sia anche altro. La fonte diplomatica per natura è portata a mediare, perciò suggerisce un’interpretazione singolare: «Anche quel messaggio potrebbe essere preso come un complimento. È il modo del presidente di flirtare, rivendicare di essere attraente. Capisco che possa apparire un’idea singolare, ma conoscendolo bene vi inviterei a non scartarla».













