VAJONT/MANIAGO (PORDENONE) - Un compleanno che diventa memoria condivisa, tra lacrime, silenzi e parole che provano a tenere vivo chi non c'è più. Ieri sera il centro comunitario di Vajont si è riempito di amici, familiari e conoscenti per ricordare Daniel Tafa, nel giorno in cui avrebbe compiuto 23 anni. Il giovane di Vajont era scomparso tragicamente mentre lavorava la notte del 25 marzo 2025 nello stabilimento della Stm Srl di Maniago. Mamma, Donika, con un messaggio affidato ai social aveva invitato tutti alla cerimonia «per ricordarlo». «Avrei tanto voluto dirgli "Buon compleanno" qui a casa, ma sono dovuta andare a fargli gli auguri in cimitero», spiega la madre. Per i familiari ieri un giorno di rinnovato dolore: non sono andati al lavoro o a scuola e tutti parenti, zii e nipoti sono arrivati dalla Toscana, dalla Lombardia dall'Emilia.
Il saluto Non una cerimonia formale, ma un momento autentico, fatto di presenze e ricordi quella di ieri. «Preghiere cristiane e musulmane si sono unite in un unico canto», come ha detto il sacerdote, segno di una comunità capace di stringersi ai famigliari. Un raccoglimento semplice, ma profondo, dove il dolore ha trovato voce. Testimonianze A parlare sono stati soprattutto gli affetti più vicini. Gli amici hanno ricordato l'energia di Daniel, la voglia di condividere: «Ci manca il tuo vizio di cercare di convincerci ad andare in Albania, perché volevi mostrarci tutto. I migliori ricordi della nostra vita ce li abbiamo con te in queste strade». Parole che raccontano un ragazzo «con il cuore forse troppo grande». Il ricordo più struggente arriva dal fratellino, che oggi continua a giocare alla playstation da solo, lasciando accanto a sé la sedia dove Daniel si sedeva. Un gesto semplice, perché lo fa stare meglio e lo aiuta a sentirlo ancora vicino. E poi la voce della sorella, che rompe ogni illusione sul tempo che passa: «Dicono che il tempo guarisce le ferite, ma non è vero. Il tempo è l'assassino di chi resta. Mi manca la tua voce che rende tutto più leggero. Avrei voluto prenderle io quelle schegge». La condanna «Il dolore è sempre più profondo: il dolore per Daniel ci uccide ogni giorno di più, anche perché non sappiamo ancora cosa è successo quella sera. Non avremo pace finché Daniel non avrà giustizia», le parole della mamma dopo la cerimonia. Alla fine ha ringraziato gli amici del figlio, che sono andati a casa sua: «In loro vedo Daniel, vedo il mondo». A un anno dalla morte sul lavoro che ha scosso l'intero territorio, Daniel continua a vivere nei ricordi di chi lo ha conosciuto e amato.






