Dopo Expo e Milano-Cortina il capoluogo lombardo è più attrattivo per investitori e capitali internazionali. Le ricadute e i dubbi sulla finanziarizzazione dell’abitare.
A pochi mesi dalla conclusione dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, il Villaggio Olimpico di Porta Romana ha iniziato la trasformazione prevista dal progetto originario, pronto a diventare uno dei più grandi studentati convenzionati d’Italia. È una delle eredità più visibili lasciate dalle Olimpiadi, assieme alle infrastrutture e ai grandi interventi di rigenerazione urbana che hanno ridisegnato Milano. C’è una domanda che accompagna tutte le grandi trasformazioni come queste: quando un investimento pubblico contribuisce ad aumentare il valore di una parte della città, chi intercetta quella nuova ricchezza?
Il cantiere del Villaggio Olimpico quando ancora i lavori non erano finiti (foto Ansa).
Siamo alla finanziarizzazione dell’abitare
Alessandro Coppola, docente del Politecnico di Milano e tra i principali studiosi delle trasformazioni urbane spiega a Lettera43 che il capoluogo lombardo «è diventato interessante e rilevante per gli investimenti di soggetti molto sofisticati nel mondo finanziario e immobiliare su scala sostanzialmente globale». La trasformazione non nasce certo né con Expo 2015 né con le Olimpiadi. Le sue radici affondano nei primi Anni 2000, quando Milano iniziava ad attirare grandi operatori internazionali interessati non soltanto agli immobili, ma alla città come piattaforma di investimento. È il processo che gli studiosi definiscono finanziarizzazione dell’abitare.






