Si spezzano letteralmente la schiena a 40 gradi per raccogliere i pomodori, gli ortaggi e la frutta che finiscono sulle nostre tavole. Muoiono di caldo e di fatica sotto il sole, ora dopo ora, cassone dopo cassone. Il cibo che mangiamo passa dalle loro mani, il made in Italy si regge sulle loro schiene. Duecento braccianti agricoli provenienti dal ghetto foggiano di Torretta Antonacci, nel territorio di San Severo, hanno occupato la Basilica di San Nicola a Bari per protestare contro il fallimento del progetto di bonifica dell’insediamento, che avrebbe dovuto essere sostenuto con 30 milioni di euro del Pnrr. Non chiedono carità, ma almeno un po’ di giustizia: uno stanziamento immediato di fondi nazionali pari alle risorse perdute, vincolati al superamento reale di quell’inferno in terra che è Torretta Antonacci, l’attivazione urgente di acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base nell’insediamento. E soprattutto lo sblocco dei permessi di soggiorno, dei rinnovi e delle richieste di asilo ferme da anni, insieme al rilascio di un permesso biennale per ricerca di occupazione.

Non è stato solo il caldo estremo di questo inizio estate, il drammatico peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita a esasperare i braccianti. Il 30 giugno infatti è scaduto il termine per disporre dei finanziamenti del Pnrr. Ritardi, progetti bloccati e scadenze mancate hanno vanificato lo stanziamento dei 114 milioni destinati a superare i ghetti della provincia di Foggia, fra cui quello di Torretta Antonacci. In altre parole sono stati buttati dalla finestra i 200 milioni di euro che l’Unione Europea aveva inviato tramite il Pnrr per il superamento delle baraccopoli dei braccianti nel Sud Italia.