Messi contro Salah. Potrebbe apparire riduttivo semplificare la sfida degli ottavi di Coppa del Mondo tra Argentina ed Egitto come il duello tra due grandi campioni. Ma, oggettivamente, se le loro nazionali sono giunte fin qui nel torneo, lo devono quasi esclusivamente ai loro due fuoriclasse: i primi, seppure campioni in carica e con una squadra ricca di "fenomeni", se sono arrivati fin qui devono ringraziare il loro numero 10. Gli africani sono andati oltre ogni aspettativa della vigilia e sono stati portati per mano proprio dalla sua stella più splendente. La Pulce, a 39 anni, è in testa alla classifica dei marcatori e ha letteralmente trascinato i compagni nei momenti difficili. È il giocatore che ha segnato più reti — ben 20 — nella storia dei Mondiali; il campione che tutti cercano dentro e fuori dal campo. Sembra che il passare del tempo non abbia incrinato la sua classe: «Non gioco pensando all'età che ho - ha spiegato - Gioco e basta. Un giorno il mio corpo dirà stop. Ma non è ancora arrivato, quel giorno.» El‑Malek — ovvero "il re", come Salah è chiamato con orgoglio in patria — è il punto di riferimento della nazionale, il prescelto che ha indicato la strada ai Faraoni conducendoli fino a questa storica qualificazione nella fase a eliminazione diretta. Non ha mai vinto il Pallone d'Oro, ma negli scorsi anni ci è andato vicino. A Usa‑Messico‑Canada 2026 Salah è arrivato in stato di grazia: statisticamente è il giocatore che ha creato più occasioni nel torneo. Un leader in campo che ha grande esperienza internazionale: «L'Argentina non è solo Messi - mette in guardia in vista della partita - É una grandissima squadra».