Non c’è pace in casa Battisti. Al centro della querelle tra Grazia Letizia Veronese, vedova del cantautore, e il nipote Andrea Barbacane, figlio della sorella di Lucio Battisti, il lotto di lettere che il cantautore inviò alla madre Dea a metà degli anni Sessanta durante i primi tour e vendute all'asta da Finarte a Roma lo scorso 26 giugno. Lettere "di dominio pubblico sin dal 2019", precisa oggi Barbacane in replica alla presa di posizione della vedova Battisti che aveva definito "un'assoluta mancanza di rispetto e di sensibilità" la messa all'incanto delle missive (passate di mano per circa 35mila euro), in quanto testimonianza di "aspetti intimi" dell'allora giovane artista.
"Le lettere - spiega Barbacane in una lunga nota - sono di dominio pubblico sin dal 2019, anno in cui ho pubblicato il libro 'Il grande inganno' dove sono contenuti ampi stralci delle lettere che zio Lucio scriveva alla madre, mia nonna Dea". Inoltre "il museo a Poggio Bustone paese natio di Lucio Battisti, è alle pareti completamente tappezzate di fotocopie delle lettere vendute all'asta, e quindi di dominio pubblico".
"Le lettere, i quadri e i cimeli, appartenuti alla mia famiglia e sottolineo mia - continua il nipote - erano di Alfiero Battisti ed Albarita Battisti, rispettivamente mio nonno e mia madre, e alla loro morte li abbiamo ereditati io e mia sorella che a nostra volta li abbiamo ceduti ad una collezionista privata di cui non faccio il nome per riservatezza. Gli oggetti furono ceduti nel 2006. A distanza di venti anni, il collezionista è padrone di farne ciò che vuole, indipendentemente dalla volontà di Andrea e Viviana Barbacane, nipoti carnali di Lucio Battisti".






