Le lettere di Lucio Battisti indirizzate alla madre, battute all’asta da Finarte a Roma lo scorso 26 giugno, “sono di dominio pubblico sin dal 2019”. A precisarlo è Andrea Barbacane, nipote del celebre cantautore, in risposta alle dichiarazioni della vedova Grazia Letizia Veronese. Quest’ultima aveva definito la messa all’incanto delle missive — aggiudicate per circa 35mila euro — “un’assoluta mancanza di rispetto e di sensibilità”, sottolineando come le lettere rivelassero “aspetti intimi” del giovane artista.
“Le lettere – continua Barbacane – sono di dominio pubblico sin dal 2019, anno in cui ho pubblicato il libro ‘Il grande inganno’ dove sono contenuti ampi stralci delle lettere che zio Lucio scriveva alla madre, mia nonna Dea”. Inoltre “il museo, sito in Poggio Bustone paese natio di Lucio Battisti, è alle pareti completamente tappezzate di fotocopie delle lettere vendute all’asta, e quindi di dominio pubblico”.
“Le lettere, i quadri e i cimeli, appartenuti alla mia famiglia e sottolineo mia – continua il nipote – erano di Alfiero Battisti ed Albarita Battisti, rispettivamente mio nonno e mia madre, e alla loro morte li abbiamo ereditati io e mia sorella che a nostra volta li abbiamo ceduti ad una collezionista privata di cui non faccio il nome per riservatezza. A distanza di venti anni, il collezionista è padrone di farne ciò che vuole, indipendentemente dalla volontà di Andrea e Viviana Barbacane, nipoti carnali di Lucio Battisti”.






